Morì in ospedale dopo 16 ore di dolore, prosciolti i due medici

Il giudice Ponticelli ha sposato la tesi dei difensori dei due medici secondo le quali le condizioni della 47enne erano tali da non poter evitare il decesso anche se avessero agito diversamente

Assolti perché il fatto non sussiste. Non andranno a processo i due medici accusati di omicidio colposo per la morte di Cinzia Patricolo. La decisione del giudice per le udienza preliminari, Piergiorgio Ponticelli, è arrivata nel primo pomeriggio. 

Ponticelli ha dunque accolto la tesi dei difensori dei due medici, gli avvocati Piero Melani Graverini e Luca Fanfani, che sostenevano che le condizioni della 47enne erano tali da non poter evitare il decesso anche se avessero agito diversamente. Ovvero se fosse stato tentato un intervento chirurgico. 

La decisione arriva all'indomani del terzo anniversario della morte di Cinzia. E proprio ieri i familiari avevano scritto su Facebook un toccante ricordo, augurandosi di poter avere giustizia. Oggi, dopo la decisione del giudice, Angelo Rossi, cognato di Cinzia, ha spiegato - sempre in un post - che per la famiglia la battaglia non è finita. Andranno avanti nel procedimento civile. 

"Nonostante sia stato sancito il grave errore diagnostico - ha scritto pochi minuti dopo la sentenza il cognato di Cinzia, Angelo Rossi, consigliere comunale - , i periti hanno stabilito che anche in caso di corretta diagnosi le probabilità di sopravvivenza di Cinzia sarebbero state intorno al 90% , non sufficienti per imbastire un processo penale, dove serve la certezza assoluta che si sarebbe salvata.
Quindi ci rimane la strada del processo civile, già avviato, che percorreremo con tutte le nostre forze per rendere giustizia a Cinzia.
Resta il fatto che un essere umano che avrebbe potuto salvarsi al 90% è stato lasciato abbandonato per 11 ore in “osservazione” imbottito di morfina a morire su un lettino per una diagnosi errata e per grave imperizia, quando esistevano tutti gli elementi diagnostici storici e casistici per arrivare a una diagnosi corretta e per tentare di salvare la vita (cosa che sarebbe avvenuta al 90%).
Un grave fardello che ricade sui medici in questione e sull’intera struttura, e una battaglia che la famiglia non cesserà mai fino a che che non sarà fatta giustizia".
 

piergiorgio-ponticelli

La vicenda

La tragedia risale alla notte tra il 2 e il 3 febbraio, quando Cinzia Patricolo si sentì male. Entrò in pronto soccorso al mattino, lamentando dolori addominali, nausea e vomito. Fu curata con antidolorifici oppiacei. Morì dopo 16 ore di dolore, il 3 febbraio. E da allora la sua famiglia non ha mai smesso di chiedersi se poteva essere salvata. 

L'esposto e l'udienza preliminare

In seguito alla morte fu presentato un esposto e la procura aprì un'inchiesta per omicidio colposo. Durante le indagini furono inviati 7 avvisi di garanzia a medici e operatori che si trovavano al pronto soccorso in quelle concitate ore. Oggi gli unici due medici finiti di fronte al gup con l'accusa di "colpa medica" sono stati prosciolti.

La teoria della procura, secondo la quale fu una serie di errori nella valutazione delle condizioni della 47enne a prolungare la degenza al pronto soccorso e a causare il decesso, non è stata accolta. Dopo l'ascolto dei consulenti avvenuto questa mattina il giudice ha assolto i due medici perché il fatto non sussiste. 

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