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Ventenne trovata morta in un casolare a Cesa: non ci sono colpevoli. Annullata la condanna in Cassazione

I fatti risalgono all'11 marzo di tre anni fa. Sara fu trovata senza vita in tarda mattinata dalla proprietaria di una villetta di Cesa. Era arrivata lì due giorni prima, insieme a due uomini che avevano affittato la casa

Nessuna condanna per la morte di Sara Smahi. Lo ha stabilito la Cassazione. La 20enne di origine marocchina, ma residente a Sansepolcro, fu uccisa da un'overdose l'11 marzo 2017. Non ci sarebbe chiarezza sul passaggio delle dosi, come riferisce Teletruria.

La tragedia

I fatti risalgono al giorno 11 marzo di tre anni fa. Sara fu trovata senza vita in tarda mattinata dalla proprietaria di una villetta di Cesa. Era arrivata lì due giorni prima, insieme a due uomini – magrebini – che avevano affittato la casa. Il giorno in cui avrebbero dovuto riconsegnare le chiavi nessuno si presentò e così la proprietaria decise di andare a vedere cosa era accaduto. Una volta entrata in casa si resa conto del dramma. La giovane fu trovata riversa sopra ad un letto, avvolta solo in un asciugamano. Subito erano state chiamate i soccorsi, ma per la ragazza non c’era nulla da fare. La morte sarebbe sopraggiunta nel cuore della notte. Nell’abitazione furono trovati residui di marijuana fumata, numerose bottiglie di birra e una confezione vuota di pillole anti depressive. Un quadro che fece supporre agli investigatori, coordinati dalla pm Angela Masiello, che prima della morte si fosse consumato una sorta di festino. L’autopsia, disposta dalla procura, chiarì che la morte fu causata da un mix di sostanze, farmaci e alcol.

Il processo di primo grado si concluse con la condanna a otto anni di un magrebino, riconosicuto dal giudice, come l'uomo che vendette la dose. In cassazione il verdetto, che già in appello era stato ridott, è stato annullato.

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