Morì in ospedale, medici rischiano il rinvio a giudizio. La famiglia: "Tradita da chi la doveva salvare"

Sono passati tre anni dalla scomparsa di Cinzia Patricolo, 47enne che morì in ospedale in seguito ad una patologia intestinale. I familiari chiedono chiarezza sul decesso. Oggi il gip potrebbe esprimersi sul rinvio a giudizio di due medici

Sono passati tre anni da quando Cinzia Patricolo è morta, in modo improvviso, all'ospedale di Arezzo. Da allora i familiari chiedono che su quella tragedia venga fatta chiarezza. E oggi presso il tribunale di Arezzo, il gip Piergiorgio Ponticelli potrebbe esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio che pende sui medici che si occuparono di lei. Di fronte al giudice nell'udienza odierna compariranno due consulenti della Procura: si tratta dei medici che eseguirono l'autopsia sulla 47enne e che in seguito furono incaricati di stilare una perizia si quanto avvenne in quelle drammatiche ore tra il 2 e il 3 febbraio del 2017. 

Il giudice avrebbe espresso la necessità di chiarimenti sul nesso di causalità tra la valutazione delle condizioni di Cinzia, svolta dai medici, e il decesso. Nella consulenza si parlerebbe di negligenza dei dottori, ma i legali che difendono i medici sostengono che , anche se fossero state prese decisioni di tipo diverso, la 47enne non si sarebbe potuta salvare. 

Intanto i familiari di Cinzia, nel terzo anniversario della scomparsa, continuano nella loro battaglia. Lo scrive sul proprio profilo Facebook, in un un toccante post, il cognato della donna, il consigliere comunale Angelo Rossi. 

Cara Cinzia, morivi esattamente tre anni fa.
La morte è l'unica cosa certa nella vita, ma il modo in cui si abbandona l'esistenza è ciò che scolpisce indelebilmente i sentimenti di chi resta.
E morire di mala-sanità come è successo a te lascia sentimenti di indignazione e rabbia forti quanto il dolore, nel quale sta letteralmente affogando l'intera nostra famiglia, giorno dopo giorno.
Sei stata tradita da chi avevi affidato la tua vita, che ha agito con grave imperizia, diagnosi non corrette, sintomi, esami e storico ignorati, abbandonandoti in un corridoio imbottita di morfina per un’intera giornata "in semplice osservazione" a morire, mentre invece saresti dovuta andare dritta in sala operatoria, fino a quando il tuo cuore ha ceduto e allora era troppo tardi per capire cosa avessi veramente, arrivare alla giusta diagnosi e poterti salvare.
Niente potrà riportarti in vita, ma è importante non solo per te e per noi avere giustizia, ma anche per tutti quelli che ogni giorno affidano la propria vita a quel maledetto pronto soccorso, e che siano sanzionate le evidenti responsabilità personali e della struttura.
Il processo Civile è ormai imbastito e sono certo che prima o poi ci darà piena giustizia, è solo questione di tempo, e mi auguro che il giudice intraveda gli elementi necessari per arrivare pure a un processo penale.
Ci manchi.

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La decisione sull'eventuale rinvio a giudizio potrebbe arrivare anche durante la giornata. 

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