Morì in ospedale dopo le botte di un altro paziente, slitta per la quinta volta l'udienza preliminare per i sei sanitari

Rinviato per la quinta volta, sempre in seguito ad un avvicendamento del giudice. E così fino al prossimo 11 gennaio il gup non si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio per 6 persone - operatori  dell’ospedale della Fratta - accusati...

DCF 1.0

Rinviato per la quinta volta, sempre in seguito ad un avvicendamento del giudice. E così fino al prossimo 11 gennaio il gup non si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio per 6 persone - operatori dell’ospedale della Fratta - accusati di “omicidio colposo” e “cooperazione colposa in omicidio colposo” per la morte di Sergio Botti, l’anziano deceduto nel 2014, 16 giorni dopo essere stato aggredito da un altro paziente.

L'ultima udienza, quella nella quale era attesa la decisione, si è celebrata lo scorso 27 giugno. Ma si è conclusa con un nulla di fatto. Ancora una volta perché in vista di un avvicendamento. I passaggi da un giudice all'altro infatti non paiono essere conclusi. Lo scorso febbraio l'allora Gup Annamaria Loprete che seguiva il procedimento ritornò alla sezione civile, quindi a prendere una decisione ed eventualmente incardinare il processo sarebbe dovuto essere un nuovo Gup: Gianni Fruganti. Quest'ultimo però, nel frattempo, è stato nominato presidente della sezione penale. Così visto un nuovo cambiamento all'orizzonte sono state avanzate dai legali di rinviare tutto in vista di questo ulteriore avvicendamento.

L' 11 gennaio, a oltre un anno dalla prima udienza, ci potrebbe essere la decisione su proscioglimento o rinvio a giudizio.

Intanto le sei persone su cui pendono pesanti accuse, attendono. Si tratta della dottoressa che la notte dell'aggressione quella notte in reparto (sulla quale pende l’accusa di omicidio colposo) e 5 funzionari Asl (accusati di cooperazione colposa in omicidio colposo) che sono accusati di non aver correttamente applicato i protocolli che garantissero, per i pazienti psichiatrici gravi, la prevenzione di atti autolesionistici o che comportassero danni ad altri.

L’accusa è sostenuta dal pm Julia Maggiore. I sei indagati sono difesi dagli avvocati Luca Fanfani, Antonio Bonacci, Giuseppina Macrì, Alessandro Serafini, Gianluca Rossi. La famiglia dell’anziano, assistita dall’avvocato Donata Pasquini si è costituita parte civile.

LA VICENDA

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Quella terribile notte tra l’8 e il 9 luglio un 35enne, paziente psichiatrico in fase acuta, piombò nel reparto dove era ricoverato l’anziano (Medicina Generale), da un reparto contiguo. Si fece strada aggredendo gli infermieri, poi entrò in camera dell’anziano. Botti era disteso nel suo letto, e qui fu aggredito. Ricevette percosse e una forte pressione sul petto. Lesioni che, unite alle precarie condizioni di salute che lo avevano portato a quel ricovero, 16 giorni dopo ne decretarono la morte. Poco tempo dopo anche il giovane paziente psichiatrico morì: si tolse la vita.

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