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Ministero fa ricorso in Appello dopo la condanna per la morte di Simone Mazzi. Il fratello: "E' accanimento"

Una vicenda che si trascina per tribunali ormai da 18 anni. E' la storia di Simone Mazzi che di lavoro faceva il vigile del fuoco presso il comando di Arezzo

Una morte sul lavoro, tragica, per soccorrere un camionista finito fuori strada. Una vicenda che si trascina per tribunali ormai da 18 anni. E' la storia di Simone Mazzi che di lavoro faceva il vigile del fuoco presso il comando di Arezzo. Non sembra esserci una fine al calvario dei suoi familiari che chiedono giustizia.

E' stata infatti messa in calendario la prima udienza del giudizio di secondo grado che si terrà nel mese di dicembre 2021. Questo perché il Ministero degli Interni ha fatto ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado del giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze, Maria Novella Legnaioli che lo scorso agosto aveva condannato il Ministero a risarcire i danni. Un ricorso dello Stato con istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva.

"E' evidente che il Ministero non ne vuole sapere di riconoscere che Simone Mazzi sia morto per un difetto congenito del cavo dell’autogrù, né, tantomeno, di risarcire" scrivono in una nota i familiari. 

La vicenda, dalla morte all'iter giudiziario

Era il 28 gennaio 2003 quando il pompiere Simone Mazzi venne calato con una barella per soccorrere un camionista finito fuori strada e ferito alla schiena. Qualcosa andò storto, il cavo si ruppe e il bozzello finì sulla testa del pompiere 29enne uccidendolo sul colpo. Dopo le assoluzioni dei vertici aretini in giudizio penale, in sede civile l’attenzione si è spostata sulle responsabilità del datore di lavoro dei pompieri, ovvero il ministero degli interni. Nello scorso agosto la sentenza di primo grado aveva stabilito che ai vigili del fuoco aretini era stata fornita un’autogrù non sicura e quindi Simone Mazzi morì per un difetto congenito del cavo di questo mezzo, con la conseguente responsabilità del Ministero degli Interni, tenuto a risarcire i familiari. Ora arriva la notizia del ricorso in appello da parte dello stesso Ministero.

Il fratello Luca: "E' un accanimento"

«È vergognoso che lo Stato per cui Simone ha dato la vita, lo stesso Stato che gli ha riconosciuto una Medaglia d’oro al valore, continui con accanimento  a non volere  ammettere le sue responsabilità – dice il fratello Luca – Sopportiamo da diciotto anni una causa contro il Ministero, con le implicazioni emotive ed economiche che si può immaginare. Credevamo che con una sentenza del giudice questo accanimento del Ministero verso di noi e verso la memoria di mio fratello avesse finalmente la parola fine. Credevamo che lo Stato ammettesse finalmente le sue colpe. Così non è, ma non ci fermiamo, la nostra battaglia per la verità, per la giustizia, per Simone, va  avanti. Non ci devono essere altri Simone Mazzi, i pompieri devono essere messi in condizione di lavorare in assoluta sicurezza» conclude Luca Mazzi.

Proprio pochi giorni fa i vigli del fuoco aretini hanno ricordato la sua scomparsa con una piccola cerimonia tenuta sia al sacrario dei caduti nel parco accanto al comando provinciale di Arezzo, sia nel luogo della tragedia.

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