Immagini filonaziste e antisemite nelle chat di 12enni aretini, il provveditore: "I genitori si preoccupino dei loro figli"

Roberto Curtolo: "La scuola cerca di dare un'indirizzo ma la famiglia è la prima agenzia di educazione"

"Mi scusi, ma in questo caso bisognerebbe chiamare in causa le famiglie. Sono loro la prima agenzia di formazione dei ragazzi. La scuola cerca di dare un indirizzo educativo, ma non sempre riesce nell'obiettivo. Non si possono trascurare i maggiori contesti di influenza per i giovani: i genitori. Senza contare gli amici coetanei e un'ulteriore fonte a cui si abbeverano avidamente: la Rete".

Roberto Curtolo è il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Arezzo e condanna senza mezzi termini la diffusione tramite chat di immagini razziste, antisemite e filonaziste tra ragazzi che frequentano scuole medie e superiori di Arezzo: "Se c'è un reato se ne occuperà la polizia postale".

Il caso è emerso ieri, segnalato da un genitore preoccupato. I meme, creati tramite un'applicazione, sono circolati in chat private di ragazzi che frequentano tutti le stesse classi: una in seconda media e una in prima superiore.

Studenti aretini diffondono meme razzisti, antisemiti e filonazisti nelle chat di classe

Compagni di classe di 14-15 anni in un caso e addirittura 12-13enni nell'altro. Certo, nessuno si illude che nelle chat Whatsapp di una classe di adolescenti passino soltanto appunti della giornata scolastica. Ma tra una battuta innocente e l'altra, sfilano pure le immagini di Anna Frank vilipesa, di Hitler esaltato (per gli stermini perpetrati dal Nazismo), inni al Duce e un Cristo inchiodato a una svastica.

Il parere del provveditore

Io sono contrario alle chat di classe - aggiunge il professor Curtolo - anche quelle che coinvolgono genitori e docenti, figuriamoci. In questo caso c'è poco da dire sul livello del messaggio circolato. E se chi lo veicola si difende parlando di black humour è un fatto che dimostra come sia sfuggita completamente la percezione del fenomeno. Sono un 'bacchettone', lo rivendico: di fronte a questi episodi non c'è relativismo che tenga. La Storia ci deve insegnare qualcosa. In questo caso, ripeto, i genitori dovrebbero essere messi di fronte alle proprie responsabilità. La scuola? In questo mondo frenetico procede a passo di tartaruga: e meno male. Noi facciamo continuamente incontri con specialisti e forze dell'ordine sui pericoli derivanti dall'uso improprio delle nuove tecnologie. E poi si fanno dibattiti, approfondimenti. Noi abbiamo un'idea su come combattere e prevenire questi episodi, ma i genitori devono avere coscienza di cosa fanno i loro figli. 

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