Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Gestione delle rsa e maxi evasione, in tre accusati di associazione a delinquere e altri dieci denunciati

Il caso gravita intorno all'arrività della cooperativa Reses (ex Agorà). Tra i denunciati per reati minori anche Roberto Vasai

Uno sarebbe la mente, gli altri due gli esecutori. Secondo il castello accusatorio costruito dalla Procura di Arezzo, sarebbero stati Daniele Mazzetti, Letizia Beoni (rappresentante legale del consorzio di cooperative) e Alessando Corsetti (consulente che si occupava degli aspetti contabili), mente e braccia dell'organizzazione che con un sistema di "cooperative apri e e chiudi" avrebbe evaso 26 milioni di euro. Accusati di associazione per delinquere, i tre sono stati destinatari di una ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina dalla Guardia di Finanza di Arezzo: per uno di loro (Mazzetti, considerato dalla procura il "dominus") si è aperta la porta del carcere. Per gli altri due sono scattati gli arresti domiciliari. Inoltre altre 10 persone, che avevano posizioni diverse, con accuse più leggere (concorso in reati fiscali) sono state denunciate. Tra queste anche Roberto Vasai, ex presidente della Provincia di Arezzo, aveva avuto un ruolo di spicco in passato in Agorà e secondo la Procura avrebbe avuto rapporti stretti con Mazzetti. 

Maxi evasione con cooperative "apri e chiudi" nel settore delle rsa

L'inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi, gravita attorno all'operato di Residenze sociali e sanitarie società cooperativa, la coop nata da quella che era conosciuta come Agorà. Al momento si occupa di numerose Rsa (una dozzina in Toscana, una nelle Marche, una in Lombardia e una in Friuli Venezia Giulia), ma offre anche servizi alla persona  rivolti ai minori, agli adolescenti e propone anche attività riabilitative per adulti con deficit psichiatrici e fisici.

Le carte dell'inchiesta parlano di un complesso meccanismo che veniva messo in moto in varie città d'Italia. Reses infatti - stando alle accuse - avrebbe partecipato a bandi in varie regioni per la gestione delle residenze sanitarie assistenziali. I lavori venivano poi assegnati a cooperative consorziate (in alcuni casi sostiene la Procura, intestate a prestanomi) le quali ogni volta avrebbero percepito "indebite compensazioni" ma non avrebbero mai pagato i tributi. Fin quando le cooperative stesse venivano messe in liquidazione o fallivano. A quel punto sarebbero state costituite nuove società e tutto sarebbe ripartito da capo. Con un punto fermo: l'attività riprendeva con gli stessi dipendenti.

Stando a quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, che con le loro indagini sono andati a ritroso fino al 2013, sarebbero oltre 10 le cooperative nel tempo costituite e poi fallite. In tutto sarebbero stati evasi ben 26 milioni di euro mentre proprio questa mattina la Guardia di finanza ha eseguito varie perquisizioni ed un sequestro preventivo per oltre 500mila euro, relativo alla compensazione di debiti erariali con crediti inesistenti, effettuata dall'ultima delle cooperative individuate.

Adesso si aprirà la seconda fase dell'inchiesta, con gli interrogatori di garanzia dei destinatari delle misure di custodia cautelare, che dovranno svolgersi entro 5 giorni. Interrogatori potrebbero essere richiesti anche per alcuni dei 10 indagati, per i quali la procura avrebbe avanzato richieste di misure interdittive che potranno scattare solo dopo il confronto con il pm. 

Intanto i dipendenti delle cooperative che fanno capo a Reses, circa 800 persone, sono in attesa di capire quale sarà il loro immediato futuro. Se cioè ci saranno ripercussioni pesanti per loro e per le loro famiglie e in quale misura. Stessi dubbi per i familiari e gli ospiti delle strutture gestite dalle cooperative: persone fragili in attesa di capire se sarà sempre il solito personale ad occuparsi di loro o se dovranno far fronte a momenti complicati. 

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