Morì in vacanza precipitando da un balcone, entra nel vivo l'Appello: imputati due giovani aretini

Per la morte di Martina Rossi sono imputati Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni: erano accusati di morte in conseguenza di altro reato e tentata violenza sessuale di gruppo. Il primo reato è stato prescritto

Uno dei capi di accusa, morte in conseguenza di altro reato, è andato in prescrizione. Per l'altro, ovvero tentata violenza sessuale di gruppo, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni sono di nuovo a processo. Prende il via oggi presso la corte d'appello di Firenze il procedimento per la morte di Martina Rossi, la 19enne che il 3 agosto del 2011 precipitò da un balcone dell'hotel Santa Ana di Palma di Maiorca. 

Per quella tragedia Vanneschi e Albertoni, difesi dagli avvocati Stefano Buricchi e Tiberio Baroni, sono stati condannati in primo grado a sei anni: il collegio giudicante accolse la tesi dell'accusa (sostenuta dal pm Roberto Rossi) secondo la quale Martina non si sarebbe gettata volontariamente, ma sarebbe precipitata nel tentativo di sfuggire ad un tentativo di stupro. 

"Le hanno tolto i pantaloni, così lei ha tentato di salvarsi": le motivazioni della sentenza

Dal giorno della sentenza, il 14 dicembre 2018, è passato oltre un anno e nel frattempo uno dei due reati è caduto in prescrizione e la pena è stata dimezzata. Anche il secondo capo di imputazione rischia la prescrizione: per questo la prima udienza del processo d'appello, che doveva svolgersi il prossimo settembre, è stata anticipata a questa mattina. 

I difensori in questo Appello hanno annunciato di voler chiedere la testimonianza in aula di alcuni testimoni che non sarebbero stati sentiti durante il processo di primo grado. In particolare la "supertestimone", ovvero Francisca Puga, la dipendente che, mentre si stava recando al lavoro vide la giovane cadere nel vuoto.

Nei giorni scorsi i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo - che nel procedimento sono assistiti dai legali Luca Fanfani e Stefano Savi - hanno incontrato il ministro Alfonso Bonafede che in seguito al colloquio si espresse duramente sulla questione della prescrizione

"Io oggi mi chiedo - disse il ministro -, con quale faccia lo Stato guarda negli occhi un padre e una madre che gli stanno rappresentando il loro dramma e dice che non gli risponderà perché non ci sono più i tempi per fornire alcuna risposta? Io voglio garantire una risposta ed è per questo che è necessario lavorare duramente affinché si accorcino i tempi dei processi e della giustizia attraverso delle riforme che mirino ad accorciare i procedimenti".“
 

La sentenza. I genitori di Martina: "Giustizia è stata fatta"

La sentenza di primo grado fu pronunciata lo scorso 14 dicembre: la pubblica accusa, sostenuta dal procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi, aveva chiesto una condanna a 7 anni (3 per "morte in conseguenza di altro reato" e 4 per "tentata violenza sessuale di gruppo"). Il collegio giudicante accolse la tesi dell'accusa, ovvero che Martina non si sarebbe gettata volontariamente, ma sarebbe precipitata nel tentativo di sfuggire ad un tentativo di stupro. Le difese avevano chiesto l'assoluzione: per Vanneschi (avvocato Stefano Buricchi) perché il fatto non sussiste, per Albertoni (avvocato Tiberio Baroni) per mancanza di prove. L'avvocato di quest'ultimo aveva chiesto, in subordine, che il reato venisse derubricato in "omissione di soccorso". Gli anni di condanna furono 6 a testa.

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