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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Castiglion Fibocchi

"Martina precipitò senza pantaloncini, l'unica verità possibile è l'aggressione a sfondo sessuale". Le motivazioni della sentenza

Il documento della Cassazione spiega le ragioni del verdetto di condanna definitiva nei confronti degli aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi

Concordarono una versione di comodo, così da cercare di inquinare le prove. E' questo uno degli spunti che emerge dalle motivazioni del verdetto, arrivate a distanza di tre settimane dalla sentenza definitiva di condanna per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi a seguito della morte di Martina Rossi. La suprema corte asserisce tra le righe del documento, in sostanza, che "l'unica verità processuale che risulta (...) è quella del tentativo di violenza sessuale". 

La Cassazione, lo scorso 7 ottobre, dopo una camera di consiglio di circa due ore, si era infatti pronunciata, confermando la condanna inflitta ai due giovani aretini dalla Corte d'appello bis a tre anni per tentata violenza sessuale di gruppo. Martina, giovane studentessa genovese, morì in vacanza il 3 agosto 2011 precipitando dalla terrazza del sesto piano dell'hotel 'Santa Ana' a Palma di Maiorca mentre - stando a quanto sostenuto dall'accusa - cercava di fuggire da un tentativo di stupro che avrebbero messo in atto i due aretini, all'interno della stanza 609.

I giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza ritengono certa la compresenza dei due condannati nella stanza 609 ed è stato escluso che Vanneschi stesse dormendo. Entrambi i giovani avrebbero tentato "fin dalla prima fase delle indagini, di inquinare il quadro probatorio". A sostegno della tentata violenza sessuale, da cui Martina cercò di sfuggire precipitando dalla finestra, viene riportato il fatto che la giovane, dopo essere salita nella stanza 609 con un paio di pantaloncini corti, precipitò dal sesto piano senza i pantaloncini ma solo con le mutandine e una maglietta.

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