Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

"Martina aggredita per un approccio sessuale. Ci fu una colluttazione, sparirono i pantaloncini"

Le motivazioni della sentenza di condanna dei due aretini, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, a tre anni per tentata violenza sessuale di gruppo. "Lesioni su volto, spalla e gambe segni di colluttazione con uno o entrambi gli imputati"

Prima di precipitare nel vuoto, per 21 metri, Martina Rossi ebbe una colluttazione: sarebbe stata aggredita e si sarebbe difesa. Secondo la Corte d'Appello di Firenze,  "l'unica verità processuale" emersa dal procedimento bis, che ha determinato la condanna a tre anni di carcere dei due giovani aretini accusati di tentata violenza sessuale di gruppo "è quella che porta a ritenere che la mattina del 3 agosto 2011, all'interno della camera 609 dell'albergo Santa Ana di Palma di Maiorca, Martina Rossi venne aggredita da entrambi gli imputati (gli aretini Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni ndr), i quali erano salati evidentemente per l'uso di hashish e la ragazza reagì con forza a questa aggressione ingaggiando, sicuramente con Albertoni, una colluttazione a seguito della quale provocò dei graffi al collo dell'imputato e riportò essa stessa delle lesioni". 

Così si legge nelle motivazioni della sentenza pronunciata lo scorso 28 aprile dalla terza sezione della Corte d'appello presieduta dal giudice Alessandro Nencini. Sono oltre 90 le pagine in cui i giudici spiegano il perché della condanna dei due giovani aretini. 

La ricostruzione dei consulenti di parte civile della famiglia di Martina - l'ingegnere aerospaziale Gerardus Janszen, Nello Balossino fisico e docente di immagini e visione artificiale e il medico legale Stefano Zacà  - sarebbe dunque stata accolta in pieno dalla corte. 

"La sentenza - sottolinea Luca Fanfani, avvocato di Bruno Rossi e Franca Murialdo - fa propria e consacra la drammatica verità da sempre sostenuta dalla parte civile, ossia che tale fu la brutalità dell'aggressione subita da Martina, da lasciarle ferite sul volto (occhio sinistro e bocca) e sul corpo (spalla sinistra)".

I passaggi della sentenza

Le motivazioni entrano nel dettaglio e ricostruiscono quelle ultime manciate di minuti della vita di Martina. La tesi dell'aggressione per la prima volta viene perorata non solo dai graffi sul collo di uno dei giovani, dalle lesioni ritenute non compatibili con la caduta, ma anche dalla scomparsa dei pantaloncini del pigiama della ragazza. Secondo la Corte infatti tale scomparsa "non trova spiegazione se non che entrambi gli imputati, o uno di loro, tolse con violenza i pantaloncini di Martina Rossi nel tentativo di avere con quest'ultima un approccio sessuale. Non vi è altra spiegazione ragionevole alla scomparsa dell'indumento". Non solo. A parlare sarebbe stato poi lo stesso corpo della giovane, mostrando quelle lesioni che i periti della parte civile, in particolare il medico legale Stefano Zacà, hanno attribuito ad un momento precedente alla caduta.

A quell'aggressione Martina sarebbe riuscita tenacemente ad opporsi e poi avrebbe cercato una via di fuga nel terrazzo "ove tentò di attraversare il muretto divisorio con la camera adiacente, ove dormivano i cittadini danesi, e ove avrebbe potuto certamente trovare rifugio. Purtroppo Martina Rossi, vuoi per lo stato di shock e di comprensibile panico, vuoi per un fattore occasionale, come il distacco di un pezzo di muro, perse la presa e precipitò". 

E proprio il tentativo di scavalcare il balcone avrebbe lasciato segni sulle gambe della giovane.

Martina "tranquilla e solare"

La sentenza tratteggia anche un profilo di Martina opposto a quanto emerso dalle parole delle difese. "La ragazza - si legge - era serena e tranquilla e ragionevolmente contenta poiché quella mattina aveva incontrato una persona che le interessata e che avrebbe potuto costituire un progetto per il futuro. Nulla giustificava in quel contesto la volontà di porre fine alla propria vita".

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