Da Genova a Castiglion Fibocchi per chiedere "Giustizia per Martina". Sette denunciati

All'interno del veicolo, oltre allo striscione, sono stati ritrovati anche alcuni taglierini, un manganello telescopico, un moschettone con coltello multifunzionale, varie bombolette di vernice spray e fumogeni nautici

Martina Rossi, la studentessa genovese deceduta nel 2011

All'interno del bagagliaio avevano uno striscione. "Giustizia per Martina" oltre a manganelli, vernici e fumogeni nautici. Un chiaro gesto di protesta contro la decisione del tribunale d'appello di Firenze che, nei giorni passati, ha riconosciuto Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni non colpevoli delle accuse di tentata violenza sessuale e morte in conseguenza di altro reato. Una vicenda dolorosissima quanto delicata che infiamma le aule di giustizia e l'opinione pubblica da ben 9 anni.

Ieri sera, gli agenti della Digos di Arezzo hanno fermato nei pressi del comune di Castiglion Fibocchi, un pullmino con a bordo sette persone, tutte provenienti da Genova o zone limitrofe, che erano già state identificate nel pomeriggio all’uscita del casello Valdarno. "In tale occasione - fanno sapere dalla questura - da un controllo del mezzo, veniva rinvenuto uno striscione riportante la scritta "Giustizia per Martina" e materiale per vergare scritte quali bombolette spray, pennelli e vernice". In seguito al primo riscontro eseguito all'uscita dell'A1, gli agenti aretini si sono mobilitati organizzando delle attività di monitoraggio del territorio. "Nell’ambito di tale mirato servizio - proseguono dalla Polizia di Stato - veniva individuato l’automezzo già controllato che, nella circostanza, veniva sottoposto ad una accurata perquisizione durante la quale venivano rinvenuti e sequestrati alcuni taglierini, un manganello telescopico, un moschettone con coltello multifunzionale, varie bombolette di vernice spray, alcuni fumogeni nautici e materiale vario utilizzabile per vergare scritte nonché lo striscione". La maggior parte dei partecipanti, secondo i riscontri effettuati dalla Polizia, è risultata avere precedenti penali. Tutti sono stati denunciati per porto di oggetti atti ad offendere e sono state avviate le procedure per l’emissione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel comune di Castiglion Fibocchi. "Nell’ambito dell’attività di polizia giudiziaria esperita - concludono dalla questura - emergeva che le intenzioni degli indagati erano mirate a fare esclusivamente un gesto di solidarietà al padre di Martina Rossi che è stato un sindacalista storico dei portuali di Genova".

La vicenda giudiziaria

Martina Rossi, studentessa genovese di 19 anni, è deceduta nell'estate del 2011 dopo essere precipitata dal balcone di un albergo a Palma de Maiorca dove si trovava in vacanza con delle amiche. Dopo una prima archiviazione da parte della polizia spagnola come suicidio, la vicenda venne riaperta dalla procura di Arezzo su sollecitazione dei genitori della ragazza avviando così un'indagine per ricostruire le ultime ore di vita della giovane. Martina aveva trascorso la serata con due amiche in una discoteca. Lì avevano conosciuto quattro aretini. Al rientro in hotel, le due compagne di Martina si appartarono con due dei giovani aretini nella stanza delle ragazze. Martina rimase sola e chiese a Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni se poteva essere ospitata nella loro stanza. Poi la situazione precipitò. Secondo la procura di Arezzo, i due avrebbero tentato di violentarla sfilandole anche i pantaloncini. Martina, terrorizzata, sarebbe corsa verso il terrazzo in cerca di una via di fuga, probabilmente avrebbe tentato di scavalcare il parapetto per entrare nel balcone della stanza a fianco cercando riparo. E a quel punto sarebbe scivolata e precipitata. Completamente diversa la versione della difesa. I giovani avevano fumato uno spinello, poi Martina iniziò a comportarsi in modo strano. Corse verso il balcone e saltò giù volontariamente. In primo grado ai due indagati sono stati riconosciuti 6 anni per il reato di tentata violenza sessuale e morte in conseguenza di altro reato. Nei giorni scorsi invece, la corte d'Appello ha sposato le ipotesi dei legali delle difese, Tiberio Baroni e Stefano Buricchi, assolvendo Vanneschi e Albertoni da tutte le accuse.

La conferenza stampa di Vanneschi

Il giorno seguente alla sentenza in corte d'appello uno dei due giovani scagionati, Luca Vanneschi, ha organizzato insieme al proprio avvocato una conferenza stampa aperta ai giornalisti. "Sono stati nove anni lunghi e intensi - ha detto - Sinceramente la sentenza di ieri non me l'aspettavo, ero molto negativo per come era andata in primo grado ad Arezzo. Ieri, quando il mio avvocato mi ha chiamato, è stata una gioia immensa. Ho esultato, ho pianto e ho abbracciato tutta la mia famiglia. Ho ricevuto molte chiamate dal mio paese, tra tutte quelle di don Adriano Ralli: lo voglio ringraziare. Mi ha telefonato anche il sindaco di Castiglion Fibocchi, Marco Ermini. Io sono innocente, non c'entro niente. In questi nove anni ne ho sentite di tutti i colori, ho ricevuto minacce e quando andavo nei locali mi guardavano male. Questo lungo periodo mi ha rovinato, ci ho rimesso un'azienda, per sei mesi non ho lavorato. Non ho passato bene questo tempo. Ora, per me, ricomincia una nuova vita. Ho sempre pensato a Martina, fino ad oggi sono sempre rimasto in silenzio perché volevo aspettare il momento dell'assoluzione, anche per rispetto dei genitori. Li capisco, non è affatto facile per loro".

Le reazioni di babbo Bruno 

"Martina non c'è più e anche la giustizia non c'è più". Il padre di Martina Rossi, Bruno, era presente in aula quando la prima presidente di sezione della Corte d'Appello, Angela Annese ha letto la sentenza. Il suo commento è stato lapidario. "Questa sentenza sconvolge la logica - ha dichiarato il padre di Martina - dire che il fatto non sussiste è proprio infangare il nome di Martina. La giustizia italiana ora si è interrotta sul lavoro fatto in precedenza dalla Procura di Arezzo. Cosa farò ora? Terrò stretta mia moglie. Martina era un'espressione di freschezza. Era venuta anche molto bella e faceva della riservatezza il suo modo di vivere. Se si prende il suo Facebook si vede che non c'è una parola fuori posto. Sapeva scrivere, disegnare, andava a nuotare. Aveva avuto solo una delusione d'amore".

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