Giovedì, 16 Settembre 2021
Cronaca

Dieci anni fa la morte di Martina, attesa per l'ultima udienza in Cassazione. "Precipitò per sfuggire a uno stupro"

Dopo anni dal fatto non si è conclusa la vicenda giudiziaria che vede sul banco degli imputati due giovani aretini accusati di tentata violenza sessuale di gruppo

Erano le 6,45 del 3 agosto 2011 quando Martina morì. La sua giovane vita si infranse sul bordo di una fontana di fronte ad un hotel di Palma di Maiorca, il Santa Ana. La studentessa 19enne precipitò dalla camera 609, dove alloggiavano due giovani aretini. Da allora i suoi genitori, Bruno Rossi e Franca Murialdo cercano giustizia. Chiedono di sapere cosa è accaduto. 

Martina in quella drammatica alba, rimase oltre mezz'ora agonizzante di fronte all'hotel: vicino a lei, in attesa dei soccorsi e all'arrivo dei sanitari c'era solo il portiere dell'albergo. Non scesero i due giovani di Castiglion Fibocchi, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, e non furono al suo fianco le due ragazze che erano in vacanza con Martina. 

Alla notizia della morte i genitori corsero in Spagna: la ricostruzione della tragedia degli inquirenti spagnoli, per loro aveva ed ha troppe lacune. E quella che sembrava una vicenda chiusa si è riaperta. 

Dal quel lontano 2011 sono trascorsi 10 anni, durante i quali si sono consumati tre gradi di giudizio e un appello bis. Dopo l'ultima condanna - con sentenza pronunciata dalla corte d'appello lo scorso 28 aprile - i due aretini hanno di nuovo presentato ricorso. 

La seconda sezione della Corte d'Appello di Firenze è stata lapidaria nella stesura delle motivazioni della condanna a tre anni dei due imputati: "l'unica verità processuale" emersa dal procedimento bis, si legge, "è quella che porta a ritenere che la mattina del 3 agosto 2011, all'interno della camera 609 dell'albergo Santa Ana di Palma di Maiorca, Martina Rossi venne aggredita da entrambi gli imputati (gli aretini Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni ndr), i quali erano salati evidentemente per l'uso di hashish e la ragazza reagì con forza a questa aggressione ingaggiando, sicuramente con Albertoni, una colluttazione a seguito della quale provocò dei graffi al collo dell'imputato e riportò essa stessa delle lesioni". 

Le difese dei due ragazzi di Castiglion Fibocchi fin da subito hanno puntato sulla fragilità di Martina che, a loro avviso, quella notte avrebbe compiuto un gesto estremo. Ma anche su questo la suprema Corte non ha dubbi: ha definito Martina "tranquilla e solare" concludendo che "Nulla giustificava in quel contesto la volontà di porre fine alla propria vita".

L'avvocato di Vanneschi, Stefano Buricchi, ha presentato un ricorso di 300 pagine, nelle quali parla di "errori in ogni pagina della motivazione". Intanto la prescrizione incombe anche su questo reato.

La parola fine alla vicenda giudiziaria è attesa per il 28 agosto, quando la Cassazione tornerà a valutare il caso dopo il ricorso dei due aretini.

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