Cronaca Giotto / Piazza Giotto

Ha un malore durante il No Paura Day. Soccorso dagli organizzatori: "Abbiamo fatto il nostro dovere"

Marco (nome di fantasia) è l'infermiere che ha prestato aiuto ad un uomo che, durante la manifestazione di sabato 27 novembre, ha accusato un malore finendo a terra privo di conoscenza

“Con la coda dell’occhio ho notato che stava accadendo qualcosa. Mi sono voltato ed ho visto un uomo che si accasciava a terra. Mi sono fiondato su di lui”. L’episodio è quello accaduto ieri, sabato 27 novembre, durante la manifestazione No Paura Day, realtà attiva anche nel territorio aretino che da mesi porta avanti una campagna contro l’obbligo vaccinale e sul possesso del green pass. Durante la manifestazione in piazza Giotto, un uomo, sopra i 65 anni, ha avuto un malore ed è finito a terra privo di conoscenza. A soccorrerlo, in attesa dell’arrivo del personale sanitario dell’emergenza urgenza, sono stati un medico e un infermiere entrambi free vax ed entrambi non al lavoro. “L’istinto - racconta Marco (nome di fantasia), l’infermiere intervenuto per prestare aiuto - mi ha spinto verso quell’uomo. Era insieme alla moglie, non stava respirando e il polso o era assente o debolissimo, difficile stabilirlo senza strumenti. Mi sono adoperato per praticargli le manovre di rianimazione e, fortunatamente, siamo riusciti ad avere reazioni da parte sua. Dopo è stato affidato alle cure del personale emergenza urgenza e da allora non abbiamo sue notizie. Speriamo vivamente che stia bene adesso”.

Marco racconta così quanto accaduto lo scorso pomeriggio in piazza Giotto. “Non mi piace fare il protagonista - spiega - ho fatto solo quello che chiunque altro sanitario, sia per istinto che per obbligo deontologico, avrebbe fatto. Mi piacerebbe sapere se l’uomo che ho soccorso sta bene e se si è ripreso perché purtroppo nella concitazione del momento non ho chiesto il suo nome”.

Per oltre 10 anni Marco ha prestato servizio come infermiere presso l’Utic di Arezzo. Poi, ha scelto di iscriversi alla facoltà di Medicina ma al momento tutto è in standby perché non vaccinato. “Il mio è un caso particolare - spiega - non sono stato sospeso perché dopo qualche tempo dalla mia iscrizione all’università ho lasciato il lavoro per dedicarmi alla libera professione presso altre strutture. Quindi, per me non c’è stata sospensione ma semplicemente non sono stato richiamato al lavoro dopo l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale. Inoltre, non posso continuare a frequentare l’università a causa di problemi dovuti dall’incompatibilità col tirocinio e altre attività richieste all’interno di strutture sanitarie. Staremo a vedere cosa accadrà in futuro. Certo è che preferisco non diventare medico e non avallare una situazione del genere che viceversa. E lo dico perché sono certo che altre scelte, altri indirizzi, altre strategie per contenere l’emergenza e la diffusione del virus fossero e sono possibili. Nella prima ondata, quando è scoppiata l’emergenza, ho risposto ad un bando dell’ospedale di Cremona. Ho lavorato per mesi in reparti davvero molto difficili e in situazioni altrettanto complicate. Ed è forte di questa esperienza, oltre che delle nozioni acquisite in anni di studio e durante il mio trascorso ultra decennale da infermiere, che ho preso consapevolezza di tutto ed ho scelto di non vaccinarmi. Ma questa è una scelta personale. Io resto sempre un uomo che ha deciso di prestare il proprio tempo e le proprie capacità alla collettività nella tutela della salute pubblica. È per questo che mi sono fiondato ad aiutare quella persona. Ma dopo tutto, credo che questo non sia neanche da spiegare, è normale no? Collaboriamo tutti nel momento del bisogno. È normale e giusto così”.

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