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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Fiumi di Dark money e cocaina dei Narcos: così la Mafia si espande in Toscana (anche ad Arezzo)

Le rotte delle consorterie malavitose che reinvestono qui i proventi illeciti, lavandoli. E con la crisi i rischi infiltrazione aumentano: spunta anche il "welfare criminale". Ci sono poi usura, estorsione e narcotraffico. Il porto di Livorno sta diventando un hub per la droga dal Sudamerica

Una regione ricca e appetitosa per la malavita. Così si presenta la Toscana, secondo la relazione semestrale (luglio-dicembre 2020) della Dia, la Direzione investigativa antimafia. La provincia di Arezzo non fa eccezione, al pari degli altri territori regionali rappresenta una zona interessante per le consorterie criminali, offrendo ghiotte occasioni per reinvestire proventi illeciti "lavandoli" attraverso attività legali. Le mafie, spiega la Dia, non hanno un radicamento stabile, tuttavia la Toscana rappresenta un'area privilegiata per il riciclaggio di denaro sporco e più in generale "per la realizzazione di reati economico-finanziari su larga scala".

Ma se il quadro è di per sé preoccupante, ciò che suona davvero sinistro nella relazione della Dia - come sottolineato anche in passato - è rappresentato dalla prospettiva che ha introdotto la pandemia Covid: "I segnali di pervasività criminale potrebbero assumere una configurazione di più ampia portata alla luce dell’attuale emergenza sanitaria che ha creato particolari condizioni di vulnerabilità, disoccupazione e crisi di liquidità tanto da costituire terreno fertile per il cosiddetto welfare criminale di prossimità pericolosamente subdolo al pari della pandemia". La mafia che si sostituisce alla rete di protezione sociale, ad enti locali, allo Stato. E sul tema del riciclaggio ha parlato apertamente il procuratore generale della corte d’Appello di Firenze, Marcello Viola: la disponibilità di dark money (denaro senza tracciamento) permette alle “associazioni criminali di accaparrare numerose attività economiche legali che in una situazione di corrispondente crisi dei consumi diventano facili obiettivi delle cosche”. Giuseppe Creazzo, procuratore distretturale di Firenze, ha rincarato: “chi oggi dispone di liquidità immense, come la criminalità organizzata, cerca di approfittare di questo particolare momento storico per conseguire il massimo profitto da ciò di cui dispone. La strategia di acquisizione di beni, imprese di pregio a prezzi bassi, data la profonda crisi che colpisce molti imprenditori, è già in atto, come sono in atto tutte le possibili attività di contrasto da parte della polizia giudiziaria”.

Professionisti collusi e interdittive antimafia

Così i gruppi crimali organizzati, al fianco di attività illecite tradizionali (narcotraffico, estorsioni e usura), riescono ad inserisi in attività imprenditoriali funzionali al reimpiego dei capitali illeciti. Visto il periodo di congiuntura economica negativa, molto rischioso, la Dia ha preso contatti diretti con le associazioni di categoria regionali e provinciali, come attività di monitoraggio e prevenzione. La collaborazione con le singole Prefetture ha poi permesso l'emissione di provvedimenti interdittivi. Anche ad Arezzo"È proprio l’interdittiva antimafia lo strumento che si rivela maggiormente efficace in una realtà come quella toscana dove l’elevata flessibilità organizzativa della criminalità organizzata appare capace di utilizzare strumentalmente soggetti autoctoni tra i quali figurano anche professionisti operanti per lo più nel mondo dell’imprenditoria e non sempre direttamente collegabili a sodalizi mafiosi. I segnali della pervasività criminale si manifesterebbero, infatti, per mezzo di imprese non mafiose ma comunque 'collaborative' con schemi giuridici sempre più raffinati attuati in collaborazione con professionisti evidentemente collusi (avvocati, commercialisti, notai etc.)", aggiunge la Dia.

Come operano le mafie in Toscana

Non ci sono aree della provincia di Arezzo, né del resto della Toscana in mano ai sodalizi criminali. Le dinamiche delittuose - piuttosto - "sembrano indirizzarsi al controllo del mercato", dice la Dia. Che parla della "continua emersione di spunti investigativi che vedono la presenza di appartenenti a Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra operante nella Regione". L'ex prefetto di Arezzo, oggi a Firenze, Alessandra Guidi, ha affermato che “in Toscana non assistiamo a un fenomeno di radicamento strutturale delle organizzazioni criminali, pur esistendo aree in cui le infiltrazioni si sono fatte più importanti, ma non possiamo parlare di controllo del territorio da parte delle organizzazioni mafiose". Però per la Dia "si registrano mire espansionistiche con connotazione tipica delle cosiddette mafie classiche e si potrebbero altresì delineare 'nuove mafie'", vista la forte presenza di comunità straniere cinesi, romene, albanesi e nordafricane "che operano talvolta con metodologie sovrapponibili" alle mafie. Sia distintamente, sia in collaborazione con italiani.

Il narcotraffico

Oltre al riciclaggio di denaro sporco e alle infiltrazioni nell'economia legale, in provincia di Arezzo è da sottolineare il ruolo delle mafie in un fenomeno particolarmente diffuso come lo spaccio e il consumo di droga. Larga parte dello stupefacente presente sul territorio arriva dal porto di Livorno che “sembra essere divenuto una alternativa privilegiata, di sempre crescente importanza, rispetto ad altri porti quali Gioia Tauro e Genova, ai fini di importazione dal Sudamerica di stupefacenti, soprattutto cocaina". Un vero hub per lo smercio della droga dei Narcos. Queste le parole del procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, in proposito:"La Toscana, sia per la particolare posizione geografica che per le infrastrutture presenti (in particolare il porto di Livorno, che è uno dei primi porti italiani per merci movimentate), è spesso utilizzata come porta di accesso per l’importazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da parte di gruppi criminali organizzati e costituisce un mercato assai appetibile per le organizzazioni”.

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