"Così mafia italiana e nigeriana prosperano in Toscana". Infiltrazioni anche ad Arezzo

Riciclaggio di denaro sporco attraverso personaggi locali al di sopra di ogni sospetto. Controllo della filiera del narcotraffico: dall'arrivo della droga nei porti, alle piazze dello spaccio. E gestione delle ragazze costrette a prostituirsi. Il punto della Fondazione Caponnetto

"La Toscana rischia di essere divorata in silenzio dalla Mafia". E' un allarme accorato quello lanciato dalla Fondazione Antonino Caponnetto in vista del nuovo anno: nel 2020 cade il centenario della nascita del magistrato che guidò il Pool Antimafia tra l'84 e il '90 e la fondazione che porta il suo nome annuncia gli impegni dei prossimi mesi alla presenza del sostituto procuratore nazionale antimafia Cesare Sirignano. E come sostenuto dalla Dia (nella sua periodica relazione) il territorio aretino non è affatto esente da infiltrazioni.

"Le Mafie in Toscana ci sono e fanno affari con i professionisti locali"

I temi della Fondazione per il 2020

"Nel 2020 i temi da toccare in Toscana saranno molteplici - spiegano dalla Fondazione - la agromafia con una attenzione ai mercati, in primis di Firenze; la zoomafia; i rifiuti; i traffici di droga nei porti con una attenzione su Livorno ed altri porti minori; la mafia nigeriana; la mafia cinese; la mafia albanese; le mafie italiane; le acquisizioni commerciali". E proprio nell'ambito dello smaltimento dei rifiuti, lo scorso anno su Arezzo è stato acceso un grande faro da parte del rapporto Ecomafie.

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Come opera la mafia in provincia di Arezzo

"Nel 2020 occorrerà seguire con attenzione le acquisizioni commerciali", spiega la Fondazione. Il tema del riciclaggio del denaro sporco è cruciale in Toscana e riguarda, questo sì, anche la provincia di Arezzo. 

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Pur non essendo annoverata tra le aree a tradizionale presenza mafiosa - spiega la Dia nel secondo rapporto semestrale 2018 - la Toscana costituisce un potenziale territorio di “espansione” per le mire criminali, ove reinvestire i capitali di provenienza illecita. A fronte della scarsa ricorrenza di manifestazioni cruente, in questo ambito territoriale emerge l’elevata capacità della criminalità organizzata ad agire sottotraccia, favorita, se del caso, dal supporto di qualificati professionisti locali, quali imprenditori, ma anche notai e commercialisti.

A questo quadro la Fondazione aggiunge (anche se relativamente alla città di Firenze) che "da nostre stime visive un buon 60% (tra le acquisizioni commerciali) sono da verificare in merito al riciclaggio di denaro sporco".

Le mafie straniere

In relazione alla mafia nigeriana, la Fondazione Caponnetto fa riferimento al focus dell'osservatorio sulle mafie Omcom da cui si evince la presenza "di numerosi gruppi mafiosi. Occorre verificare con la massima attenzione se tali gruppi operino pure in Toscana". In provincia di Arezzo è stata registrata la presenza di un componente nel corso del 2019: si trattava di un ricercato che aveva trovato riparo in Toscana. Resta da capire - secondo l'analisi - se anche nel territorio si siano strutturate e radicate associazioni mafiose nigeriane.
"A Firenze - cita ad esempio la Fondazione - i gruppi criminali nigeriani controllano già due aree trasformate in piazze di spaccio". E poi: "in relazione alla mafia cinese che è storicamente presente sul territorio toscano con tanto di sentenza di Cassazione, si assiste ad una sottovalutazione del fenomeno che sembra caduto nel dimenticatoio, ma non dobbiamo dimenticare che la mafia cinese del triangolo Firenze- Prato - Osmannoro comanda in Italia ed in parte dell'Europa. In generale poi si registra una presenza invasiva, oltre ai sempre presenti gruppi italiani, della mafia albanese".

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Gli snodi del narcotraffico

Il porto di Livorno, ma non solo, sarà un osservato speciale nel 2020.

"E' mai possibile - si chiede il presidente della fondazione Salvatore Calleri - che si abbia paura di affrontare la questione? Se un porto è usato per i traffici internazionali di droga significa che è in parte controllato dall'organizzazione criminale - 'ndrangheta in questo caso - che lo usa per non mettere a rischio il proprio investimento. Il mercato di Firenze ha avuto due episodi da tenere in considerazione: nel 2017 un imprenditore locale si è rivolto alla ‘ndrangheta per riscuotere un debito. Segnale bruttissimo. Nell'aprile 2019 c'è stata una rissa con spedizione punitiva. La questione va affrontata senza tabù".

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La Mafia che divora in silenzio

Se nel 2006 la Fondazione Caponnetto ha coniato lo slogan "La Toscana non è terra di Mafie, ma la Mafia c'è", nel 2018 lo slogan è cambiato: "La Toscana è terra di criminalità organizzata ed è in parte colonizzata dalla Mafia". Adesso, per il 2020, ne è stato scelto un altro, visti i tempi mutati: "La Toscana rischia di essere divorata in silenzio dalla Mafia".

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