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Cronaca

Lyssavirus, l'appello di Enpa: "Cani sempre al guinzaglio". In caso di cattura, isolamento di 6 mesi a spese del proprietario

Fino al 27 agosto compreso, i cani, anche se muniti di museruola, non possano circolare se non condotti al guinzaglio. 

"Non lasciate correre i vostri cani senza guinzaglio, è il momento dell'attenzione". L'appello dell'ente nazionale di protezione animali, Enpa, è chiaro. Dopo la scoperta del primo caso di Lyssavirus che ha infettato un gatto, sono state emesse tre ordinanze urgenti da parte del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli. Una di queste è rivolta proprio alle famiglie che hanno accolto cani: è la numero 143 e prevede che fino al 27 agosto compreso, i cani, anche se muniti di museruola, non possano circolare se non condotti al guinzaglio. L'attenzione è dunque d'obbligo perché i cani vaganti che vengono accalappiati non verranno restituiti ai proprietari "se non abbiano subito favorevolmente il periodo di osservazione di 6 mesi, riducibili a 2 qualora vengano sottoposti a vaccinazione antirabbica postcontagio con le modalità stabilite dal Dpr 08.02.54 n. 320, art. 87 e con addebito delle spese agli stessi possessori". Una situazione questa che potrebbe mettere duramente alla prova sia gli animali sia i proprietari. Ma non solo.

"Il provvedimento del sindaco - spiega Enpa - è doveroso. Adesso però sta ai cittadini fare attenzione ai propri animali. Ricordiamo inoltre che posti di tipo sanitario all'interno del canile sono limitati". In caso vengano trovati e catturati molti cani che vagano senza guinzaglio, i box a disposizione potrebbero terminare e a quel punto l'amministrazione comunale potrebbe valutare altre soluzioni, come il ricorso ad altre strutture in altre province. 

"Ci auguriamo - conclude Enpa - che il comitato scientifico riesca a ricondurre al più presto la situazione alla normalità". 

Nel frattempo una terza ordinanza è stata siglata dal primo cittadino: questa volta riguarda le colonie feline cittadine. Arezzo è stata suddivisa in due zone, "a cerchi concentrici a partire dal focolaio individuato": la prima nel raggio di un chilometro da dove viveva il gatto morto a causa del virus,  la seconda nel raggio di 3. Questo sistema servirà per controllare quanto più da vicino i felini che popolano le due zone.

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