Agli arresti domiciliari litiga con la fidanzata e il suocero, poi scappa per consegnarsi ai carabinieri

Era agli arresti domiciliari a casa della fidanzata, ma l'idillio amoroso è finito, le liti erano continue e il padre della giovane l'ha messo alla porta. Così lui, 31enne marocchino con una condanna per spaccio di lieve entità, dopo 36 ore nelle...

caserma carabinieri

Era agli arresti domiciliari a casa della fidanzata, ma l'idillio amoroso è finito, le liti erano continue e il padre della giovane l'ha messo alla porta. Così lui, 31enne marocchino con una condanna per spaccio di lieve entità, dopo 36 ore nelle quali ha girovagato per la provincia cercando di trovare una soluzione, è arrivato ad Arezzo, ha suonato al campanello dei carabinieri e si è consegnato.

E' una storia paradossale quella che si è consumata nei giorni scorsi tra il Casentino e Arezzo. Il giovane era agli arresti domiciliari - su disposizione del Tribunale di Firenze - a Talla, ospitato dalla fidanzata e dalla sua famiglia. La relazione però non funzionava più, la convivenza era di giorno in giorno più difficile e anche i rapporti con il padre della ragazza si erano inaspriti al punto che lo scorso 22 gennaio la famiglia aveva presentato al tribunale un'istanza di revoca del consenso ad ospitare il giovane. Il legale del 31enne, l'avvocato Alessandro Mori, aveva a sua volta presentato una istanza per modificare la misura cautelare. La settimana scorsa il gip Borraccia si è espresso: una misura meno afflittiva non era possibile così come non poteva essere applicata la custodia cautelare in carcere, visto il tipo di reato per il quale era condannato. Perciò ha deciso di rimandarlo a Talla, a casa della fidanzata.

I dissapori però non si sono sopiti, e nel pomeriggio del 29 gennaio, dopo un'ultima lite durante la quale pare che il padre della fidanzata gli abbia detto chiaramente che non era più ospite gradito, il 31enne ha lasciato l'abitazione.

Stando a quanto raccontato ieri mattina durante l'udienza di convalida dell'arresto - assistito dall'avvocato Francesca Marolda - il giovane avrebbe tentato di contattare i carabinieri di Talla, per spiegare la situazione, ma non essendo riuscito nell'intento, ha deciso di raggiungere Arezzo. Come? Prima ha camminato a piedi da Talla a Capolona, poi ha raggiunto la città in treno. Una volta ad Arezzo ha chiesto aiuto ad una sorella, che gli ha subito detto di recarsi dai Carabinieri. Poi ha cercato di parlare con la madre: ma la donna lavora come badante e non è riuscito a rintracciarla. A quel punto ha raccontato di essersi diretto verso la caserma dei carabinieri. Ormai era notte fonda e ha raccontato di aver atteso a lungo di fronte all'edificio: da un lato era impaurito per quello che gli sarebbe accaduto e dall'altro era convinto che fosse proprio quella la cosa giusta da fare. Così ha suonato il campanello e ha chiesto di parlare con i militari.

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Tecnicamente il suo allontanamento da Talla si configura come evasione: perciò è stato arrestato e portato nel carcere aretino. Ieri mattina si è svolta l'udienza di convalida dell'arresto e nella prossima udienza, nelle prime settimane di febbraio, il giudice dovrà prendere una decisione su quale provvedimento prendere. Lui chiede solo di non essere rimandato ai domiciliari.

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