Cronaca

Licenzia dipendente violento: minacciato di morte con la "fiamma ossidrica" e ricattato. La storia

Il dipendente è stato denunciato dall'imprenditore Antonio Ortiz, che per un periodo sarebbe stato vittima di pesantissime intimidazioni. Ad incastrarlo una "finta" consegna di soldi organizzata dalle forze dell'ordine. Il dipendente è stato condannato

Antonio Ortiz, l'imprenditore aretino che ha denunciato le minacce

Prima una escalation di terribili minacce, poi un ricatto da migliaia di euro. Parole pesantissime e richieste di denaro tutte indirizzate ad un imprenditore aretino da un proprio dipendente, in un incubo durato alcuni lunghissimi mesi. E' stata la volontà "di non subire in silenzio" a salvare l'imprenditore, che ha denunciato tutto alle forze dell'ordine e oggi, dopo la condanna di chi lo vessava, può tirare un sospiro di sollievo.

L'imprenditore di questa incredibile storia è Antonio Ortiz, originario di Buenos Aires, appassionato di politica, conosciuto da tantissimi aretini. Dal 2005 ha una sua impresa, la Ortiz Autospurgo, e si avvale del lavoro di alcuni dipendenti. Proprio uno di questi è stato autore di gravissime intimidazioni.

La storia

Tutto ha avuto inizio nel 2015 quando un trentenne originario del Sudamerica ha iniziato a lavorare per l'impresa aretina. I rapporti con i colleghi però non sarebbero stati idilliaci: ci sarebbero state liti, soprusi. Stando a quanto ricostruito durante il procedimento giudiziario, l'uomo sarebbe arrivato anche alle mani con altri dipendenti.

Il datore di lavoro nel settembre del 2015 gli avrebbe parlato con franchezza, redarguendolo rispetto  a certi atteggiamenti. 

Pierangelo Peloni - avvocato-2"E' stato allora  - spiega l'avvocato che ha assistito Ortiz in tribunale, Pierangelo Peloni (nella foto a sinistra) - che sono iniziate le minacce nei confronti di Ortiz e soprattutto della sua famiglia". Il dipendente avrebbe iniziato a lanciare dapprima "velate" intimidazioni, ma con il tempo la violenza verbale ha subito una escalation. Fino ad arrivare a paventare, come ha raccontato Ortiz di fronte al giudice, l'uso della fiamma ossidrica sui propri familiari. 

Il licenziamento e il ricatto

Dopo pochi mesi, nel maggio del 2016, arriva il licenziamento. Ma questo provvedimento non avrebbe messo fine alle  intimidazioni. Anzi,  l'ex dipendente avrebbe messo in piedi un vero e proprio ricatto. Quale? Avrebbe detto di aver scattato immagini compromettenti sull'attività dell'imprenditore e di essere pronto a consegnarle alle forze dell'ordine (il nucleo Noe dei Carabinieri) se Ortiz non gli avesse consegnato 20 mila euro entro 24 ore. 

A rivolgersi davvero ai Carabinieri però sarebbe stato l'imprenditore. Ha raccontato l'intera storia, dalle minacce al tentativo di estorsione. Ed è scattata così un'operazione che ha permesso di cogliere in flagrante l'ex dipendente.

La finta consegna di soldi e l'arresto

In accordo con i militari dell'Arma, l'imprenditore a quel punto ha contattato il 30enne, raccontandogli di non avere tutto quel contante ma di potergli dare un acconto di 5mila euro. 

L'indomani - come è stato dimostrato nell'istruttoria del procedimento penale - di fronte alle poste di Pescaiola si è svolto l'incontro. Ma oltre a Ortiz, che aveva busta con banconote segnate, c'erano anche militari in borghese che non appena il plico è passato dalle mani dell'imprenditore a quelle dell'ex dipendente hanno fatto scattare l'arresto in flagranza di reato.

Il processo e la condanna

La vicenda è finita in tribunale e il giudice monocratico Ada Grignani alcune settimane fa ha pronunciato la sentenza: il 30enne è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per minacce di morte ed estorsione. Senza condizionale. L'uomo però non si trova. E' scomparso subito dopo l'udienza preliminare: "Si presume sia all'estero: forse in Argentina o forse in Svizzera. 

Parallelamente c'è anche un procedimento di fronte al giudice di pace, per le minacce subite. La prossima udienza è fissata per il 2022.

"Il mio caso - commenta Ortiz -  dimostra che ci si deve fidare della giustizia italiana, dei suoi operatori, dalle forze dell'ordine fino ai giudici. La mia preoccupazione più grande è stata che potesse essere fatto del male alla mia famiglia, ma subire i soprusi in silenzio non aiuta, anzi, può solo aumentare i danni e le angherie".

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