"Orgogliosa del nostro ospedale", la lettera di Vera Butali dopo un lungo ricovero al San Donato

Una crisi respiratoria e la corsa in ospedale, il passaggio prima al pronto soccorso, poi in geriatria. Visto il peggioramento l'hanno trasferita in pneumologia. Ieri è tornata a casa e ha voluto raccontare la sua esperienza ringraziando tutti coloro che con umanità si sono presi cura di lei

Vera Butali

"Cara redazione, voglio portarvi a conoscenza di una esperienza di cura importante sia sanitaria che di attenzione umana ricevuta in ospedale anche in tempo di Covid." Un racconto di un'esperienza diretta, a 93 anni, che parte con la paura di non poter rivedere i propri cari, ma è sempre costellato dal lato umano dei sanitari incontrati, in ambulanza, in pronto soccorso, in geriatria e in pneumologia. Con il pensiero del Covid in testa, ma anche la lucidità di apprezzare ogni momento in cui, nonostante tutto, ha potuto comunicare a distanza con i propria cari. Il racconto è di Vera Treghini Butali, la vedova del commendator Benito Butali, adesso rientrata a casa dopo un lungo ricovero.

"Venti giorni fa, a causa di una forte crisi respiratoria, i miei familiari hanno chiamato d’urgenza il 118. Ho 93 primavere sulle spalle ed ogni problema può diventare insuperabile. La preoccupazione non era di poco conto. I “ragazzi” del 118 sono stati rapidi e anche molto gentili, cercando di incoraggiarmi “stia tranquilla” mi dicevano “andrà tutto bene”. Quando hanno chiuso la portiera dell’ambulanza ho visto i miei familiari per l’ultima volta fino alle mie dimissioni arrivate solo ieri. Un elemento di grande sofferenza per me e, immagino, anche per loro. Poi il viaggio verso il San Donato. Sapevo che il Covid stava stringendo d’assedio il nostro ospedale. E mi chiedevo a cosa andavo incontro. Giunta in pronto soccorso, isolata in una stanzetta, mi hanno sottoposta a tampone Covid. Già mentre attendevano il risultato mi hanno visitata e messa sotto monitoraggio, aiutandomi con l’ossigeno. Tra attesa del risultato del tampone (negativo) e somministrazione delle prime cure, sono rimasta in pronto soccorso e in medicina d’urgenza 24 ore.  Il cortesissimo direttore Giovanni Iannelli si è consultato con gli specialisti e hanno deciso di trasferirmi in geriatria. Qui mi hanno spiegato che avre dovuto essere monitorata ed aiutata nella respirazione. Mi hanno visitata in tanti. In questo reparto guidato dal bravo Mario Felici mi hanno dato tutto il supporto terapeutico possibile, ma le mie condizioni in quel momento sono peggiorare e così hanno deciso di trasferirmi in pneumologia. Ricordavo che questo reparto era uno di quelli destinati solo ai pazienti Covid. Il primario, dottore Raffaele Scala, mi ha spiegato che anche i reparti Covid hanno riservato dei letti per pazienti non Covid: "sono pazienti che non devono essere lasciati senza cure specialistiche quando le stesse non possono essere somministrate in altri reparti."

"Sono rimasta in pneumologia fino a ieri. Mi hanno rigirato come un calzino e mi hanno fatte cure che spesso non ho nemmeno ben compreso. Mi hanno messo molte volte e per molte ore la maschera per respirare meglio. Adesso sono a casa e sto bene. Ho raccontato questa mia vicenda innanzitutto per ringraziare di cuore il dottor Scala, i suoi colleghi e infermieri, come i medici e il personale di geriatria e medicina d’urgenza. Scala è un medico giovane, gentile, premuroso, ti spiega le cose: ho saputo che ogni giorno chiamava i miei familiari per aggiornarli sulle mie condizioni. E mi dicono che lo fa assieme ai suoi colleghi per tutti i pazienti ricoverati (e adesso sono tantissimi) visto che i parenti non possono far loro visita in ospedale. E tutti i giorni qualcuno del reparto (in genere gli infermieri), con il loro cellulare personale mi hanno aiutata a stare in contatto con i miei. Una, a volte due, videochiamate. Una cortesia di grande aiuto. Un conforto importante quanto le cure. Dobbiamo essere orgogliosi di avere nel nostro ospedale persone di questa esperienza e capacità. E con grande umanità. Teniamocele care. Grazie a tutti voi." Vera Treghini Butali  

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