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Martedì, 17 Maggio 2022
L'indagine

Proponevano investimenti in bitcoin con profitti da capogiro: cinque aretini indagati. Perquisite tre società

Indagine della Guardia di Finanza: organizzazione radicata in provincia. Ricerca capillare di investitori tra Arezzo e Siena

Al vertice dell'organizzazione c'erano cinque persone, ma il numero di aretini coinvolti nell'indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Arezzo, potrebbe lievitare. Nella mattinata odierna, i finanzieri del comando provinciale di Arezzo hanno dato esecuzione ad una serie di perquisizioni nelle province di Arezzo e di Milano. Cinque aretini sono accusati di abusivismo finanziario e anche tre società sono finite nel mirino delle fiamme gialle.

"L’operazione, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, scaturisce dalle indagini avviate a seguito della scoperta di un’illecita attività di promozione di prodotti finanziari, collegata ad operazioni in criptovalute, perpetrata abusivamente sul territorio nazionale, da parte di un’organizzazione radicata nel territorio aretino, che si è avvalsa di società estere con sede in Slovenia".

Gli accertamenti hanno portato alla luce un sistema illegale che si avvaleva dell'attività di “procacciatori”,  i quali,  con attività di ricerca capillare e facendo leva sull’onda emotiva generata dalla diffusione mediatica degli ottimi rendimenti finanziari attesi dal settore, raccoglievano - senza averne le autorizzazioni. Per farlo organizzavano anche eventi ed incontri formativi in lussuose strutture alberghiere. 

L'obiettivo principale era quello di convincere i potenziali investitori ad effettuare bonifici verso i conti esteri, riconducibili ad una società slovena, dietro la promessa di "allettanti" profitti.

Altra modalità di "raccolta" era quella di favorire i clienti nell’apertura di wallet personali (portafogli elettronici per la conservazione della valuta digitale), su apposite "piattaforme" informatiche, per la gestione dei movimenti in criptovalute, con l’obiettivo di dirottare poi il denaro sempre verso l’estero.
Stando agli accertamenti delle Fiamme gialle, i "risparmi" raccolti superano i tre milioni di euro, a fronte di centinaia di investimenti. Ma questa potrebbe essere solo la punta dell'iceberg. 

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