Cronaca

La microspia in ufficio e l'incontro con i servizi segreti. Staderini: "Collaboro con la giustizia e racconto il 'sistema Arezzo'"

L'imputato del processo Coingas-Estra spiega perché da presidente della partecipata ad un certo punto si è dissociato dal comportamento e dalle scelte di Francesco Macrì: "la microspia in ufficio e l'incontro con i servizi segreti"

Fermo immagine dell'intervista di Walter Rizzo all'ex presidente di Coingas Sergio Staderini andata in onda su Rai Tre Toscana

"Ora non ho più paura di niente, sono pronto a combattere tutte le guerre possibili e immaginabili che verranno fuori da queste storie, voglio andare fino in fondo perché mi hanno strappato la mia identità, la mia dignità."

Sergio Staderini parla, con i magistrati della Procura di Arezzo, ma anche in tv e lo fa nella rete regionale all'interno del Tgr Toscana. In oltre 8 minuti, incalzato dalle domande del giornalista Walter Rizzo, descrive quello che viene definito nell'intervista 'Il sistema Arezzo' che è stato al centro dell'inchiesta Coingas-Estra e adesso è nel pieno dell'udienza preliminare. Staderini è uno dei 13 imputati, gli vengono contestati reati legati al periodo in cui è stato amministratore unico di Coingas. Nei vari passaggi spiega come siano cambiate le cose, nei rapporti con Francesco Macrì presidente di Estra e il motivo per cui ha deciso di parlare con la Procura.

"Ho deciso di collaborare con la giustizia perché non mi andavano più bene certi comportamenti di certi personaggi, quando ho assunto il ruolo di amminstratore unico di Coingas che detiene il 25% di quote di Estra, ad un certo punto le strategie non le controllavo più, non me le facevano più controllare." Chi glielo impediva? Gli chiede il giornalista, "Francesco Macrì" risponde Staderini che spiega quali siano i principali attori coinvolti: "Gli attori di questo sistema sono in primis il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, Francesco Macrì quale presidente di Estra e Alberto Merelli assessore al bilancio e alle partecipate" (ndr. Merelli in questo secondo in corso non ha più la delega alle partecipate).

Poi c'è l'avvocato Pier Ettore Olivetti Rason. "Arrivò ad Arezzo inserito da Macrì." Poi l'episodio di Milano: "Appena assunsi la presidenza di Coingas sia il sindaco che Macrì si adoperarono per far ragionare la Banca Popolare di Vicenza che aveva dato il suo diniego (da impiegato di banca non avrebbe potuto portare avanti l'incarico). Macrì mi disse, conosco io un personaggio che è molto importante. Andammo a Milano con Macrì e Rason, io aspettai al bar e dopo un po' uscirono dall'incontro sorridenti dicendo che era tutto a posto. Fu una cosa molto grande perché da impiegato di banca capisco bene che se i vertici scrivono una delibera è quasi impossibile farla cambiare. L'aver ribaltato la situazione fu un segnale di potenza enorme, ne rimasi affascinato."

Così cominciò il periodo in cui Rason divenne avvocato di fiducia di Coingas e gli vennero affidare numerose consulenze. Poi intervenne un fatto che ruppe i rapporti.

"Ghinelli era molto interessato a candidarsi alla presidenza della Regione al posto di Enrico Rossi e tramite Rason pensava di avere degli assist - racconta Staderini - Furono organizzate cene con bella gente a casa di Rason e venne presentato il sindaco Ghinelli, ma all'epoca lui non aveva visibilità nei giornali."

Staderini racconta che Ghinelli aveva avuto un forte diverbio allo stadio Artemio Franchi di Firenze con il direttore di un importante quotidiano e che per rimediare ci avrebbe pensato Rason. E' in questo periodo, come più volte raccontato, che scatta l'assunzione nello studio legale di Rason, dell'amica del direttore di giornale, per poter avere in cambio visibilità per Ghinelli.

"Quando poi ho preso coscienza che dovevo pagare come Coingas la metà di questo stipendio io mi sono rifiutato e sono cominciate forti pressioni di Rason nei miei confronti. Così mi dice che mi deve incontrare in macchina, io per fortuna registro tutto. Avevo portato con me 5mila euro in contanti di miei soldi personali eventualmente da dare a Rason, ho pensato che non mi importava se ci avessi rimesso, ma non volevo fare quella porcata."

A questo punto Staderini descrive quello che avrebbe vissuto: "Mi sono sentito isolato e minacciato, non è stata una sensazione spiacevole, poi mi sono accorto che Macrì sapeva già cose che avevo deciso nel mio ufficio. Mi sono detto, ci sarà mica una microspia? Ebbene sì, c'era un apparecchio audio-video puntato sul mio ufficio."

Sensazioni non positive che sarebbero via via aumentate anche in seguito all'arresto di Giuseppe Scopellitti, ex governatore della Regione Calabria che era stato presentato a Staderini poco prima da Francesco Macrì.

"Ho avuto paura e ho iniziato a distaccarmi sempre più da Macrì" spiega l'ex amministratore di Coingas che aggiunge anche un altro dettaglio raccontando di avere avuto contatti e incontri con i servizi segreti. "Abbiamo preso degli accordi, ho preparato tutta la documentazione comprovante i miei dubbi, infatti quando è venuta la Digos l'ha trovata già pronta. Così ho deciso di consegnare tutto alla Procura della Reupubblica, le cose andavano chiarite."

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