"Fatte venire in Italia con l'inganno e costrette a prostituirsi", approda in corte d'assise d'appello la vicenda che scosse il Valdarno

Le vittime erano 4 ragazze rumene arrivate in Italia con la promessa di un lavoro come baby sitter o cameriere. Le giovani erano state convinte da due dei tre imputati, una donna e un uomo, a cercare un futuro migliore  nell'Aretino ma una volta raggiunto il Valdarno - Ambra per la precisione - scoprirono di essere destinate ad una diversa attività, gestita dal terzo rumeno. Ovvero si sarebbero dovute prostituire.

Sono stati condannati in Corte d'Assise per "tratta di persone aggravata dal fine dello sfruttamento della prostituzione" e oggi torneranno in aula di fronte alla Corte fiorentina composta da due giudici togati e una giuria popolare. Sono i tre protagonisti di una vicenda che colpì molto gli aretini. Una vicenda che risale al 2011, fatta di speranze e delusioni, iniziata - per le vittime - come un sogno che doveva realizzarsi in un paese straniero e conclusa in un appartamento dove si dovevano prostituire.

Le vittime erano 4 ragazze rumene arrivate in Italia con la promessa di un lavoro come baby sitter o cameriere. Le giovani erano state convinte da due dei tre imputati, una donna e un uomino, a cercare un futuro migliore  nell'Aretino ma una volta raggiunto il Valdarno - Ambra per la precisione - scoprirono di essere destinate ad una diversa attività, gestita dal terzo rumeno. Ovvero si sarebbero dovute prostituire.

L'intera vicenda emerse quando arrivarono nell'abitazione dove si trovavano le 4 ragazze alcuni uomini di origine albanese, ai quali le giovani raccontarono di dover essere "vendute". Fu a quel punto che una di loro chiamò le forze dell'ordine e così scattarono le accuse pesantissime nei confronti dei tre rumeni.

I legali della difesa dimostrarono in primo grado una tesi diversa: cioè quella che le ragazze sapevano quale destino le avrebbe aspettate in Italia, e per questo sarebbero partite lasciando il proprio lavoro e senza portare in Italia soldi o altri beni. Inoltre sono riusciti a far derubricare il reato relativo alla vicenda della "vendita" ad una altro gruppo di persone.

In primo grado la condanna fu di 7 e 6 anni di carcere: la pm della Dda di Firenze Angela Pietroiusti aveva chiesto più del doppio della pena. 

Oggi il procedimento si riapre.  Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marco Bufalini e Riccardo Locci,  Massimiliano Dei e Matilde Gabrielli. 

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