Tragedia del Rutor, quel volo fantasma che causò sette morti. Il giudice: "Nessun appunto a Scarpelli"

Il pilota francese è stato condannato a sei anni e otto mesi per disastro aereo colposo e omicidio colposo plurimo aggravati. Ecco le motivazioni della sentenza: il pilota che lavorava ad Arezzo non commise errori

Si era mosso come doveva. Nessun appunto può essere sollevato al suo operato. Maurizio Scarpelli, l'elicotterista  scomparso nel 2019 in un tragico incidente sul ghiacciaio del Rutor due anni fa, è stato vittima di un errore commesso da altri. E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna del pilota francese 65enne che con il suo velivolo si schiantò contro l'elicottero di Scarpelli. Le parole scritte dal giudice sono pesantissime. Come riporta AostaSera, il gup ha parlato di "volo fantasma, illegale" perché la presenza dello Jodel D-140,  decollato dall’aeroclub di Megève (in Alta Savoia), a bordo del quale si trovava l’imputato, "non era stata preventivamente comunicata ad alcuna delle autorità competenti, né italiane né francesi”. Non solo, secondo il giudice risulta che “lo sconfinamento in territorio italiano abbia avuto luogo in spregio a tutte le regole che governano il traffico aereo”.

Il giudice Davide Paladino, come detto, parla anche della condotta di Scarpelli, al quale “non può” essere “onestamente mosso alcun appunto”. A motivare queste parole ci sarebbe anche il filmato tratto da due telecamere "go pro” recuperate sul ghiacciaio nelle prime fasi dell'inchiesta. Erano montate sull'elicottero di Scarpelli. Dalle immagini appare chiaro che il velivolo del francese “sopraggiunga da tergo e dall’alto rispetto all’apparecchio della GMH (l'azienda di Scarpelli ndr)”. Risulterebbe quindi “pressoché impossibile per il pilota dell’elicottero avvistare l’avvicinamento dell’altro velivolo prima dell’impatto”, avendo “la visuale completamente coperta”, e non potendo neppure percepire a livello sonoro” il rumore del motore dell’aereo, “perché sovrastato da quello del rotore dell’elicottero stesso”.

La condanna del pilota francese

Per il terribile incidente, costato la vita oltre che a Scarpelli ad altre sei persone, Philippe Michel - questo il nome del pilota francese - è stato condannato con giudizio immediato a sei anni e otto mesi per disastro aereo colposo e omicidio colposo plurimo aggravati. Ingenti le provvisionali per il risarcimento dei familiari delle vittime che si sono costituiti parte civile: in totale raggiungono 5 milioni e 150mila euro.

La tragedia sopra al ghiacciaio del Rutor

La tragedia risale al 25 gennaio del 2019. Era un venerdì pomeriggio quando l'aereo pilotato dal francese, con a bordo altre due persone, si schiantò contro l'elicottero ai comandi del quale c'era Scarpelli. L'impatto avvenne quando i due mezzi erano perpendicolari.  Stando a quanto ricostruito dalla Procura di Aosta, dietro alla tragedia ci sarebbe la mancata comunicazione, da parte del pilota francese, della sua posizione: il velivolo da lui condotto, infatti era entrato all'interno dello spazio aereo italiano senza averne dato nessuna comunicazione. 

Benché vivesse a Reggello, Scarpelli era molto conosciuto e stimato ad Arezzo. Lavorava all'aeroporto di Molin Bianco dove la sua azienda - la Eli-Ghibli Helicopter Services - aveva la sede operativa, e dove si dedicava ad una scuola di volo. La sua morte lasciò sgomenti molti aretini.

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