Inchiesta Vecchia Etruria: verso la chiusura delle indagini per i filoni truffa e bancarotta

Chiudere al più presto le indagini per il filone d'inchiesta di bancarotta e per quello di truffa. E' nell'ambito dell'inchiesta, che chiama davanti alla sbarra gli ex vertici e direttori di filiali della vecchia Banca Etruria, che i tempi...

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Chiudere al più presto le indagini per il filone d'inchiesta di bancarotta e per quello di truffa.

E' nell'ambito dell'inchiesta, che chiama davanti alla sbarra gli ex vertici e direttori di filiali della vecchia Banca Etruria, che i tempi iniziano a stringersi. A distanza di dieci giorni dalla prima sentenza, emessa dal gup Annamaria Loprete in merito al filone d'inchiesta di ostacolo alla vigilanza, ecco che il pool investigativo capitanato dal procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi, insieme alla Guardia di Finanza, continua a portare avanti a ritmi serratissimi gli ultimi accertamenti per poi arrivare a chiudere le indagini avviate ormai, quasi un anno fa. Ritmo accelerato anche per il filone truffa.

Attualmente i direttori che hanno ricevuto avvisi di chiusura indagine sono una ventina, stando a quanto emerge però potrebbero arrivare, entro febbraio, ad un numero molto più consistente.

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Gli interrogatori di ogni singolo risparmiatore che ha sporto querela dopo l’azzeramento imposto dal decreto salva-banche del 22 novembre 2015 vanno avanti e di conseguenza progressivamente aumenta anche il numero dei direttori che finiscono per ricevere avvisi di chiusura indagine.

Nella ricostruzione dei pm aretini i direttori avrebbero convocato i clienti i cui investimenti erano in scadenza, prospettando loro la possibilità di ricollocarli in bond altrettanto sicuri e redditizi. Invece “l’investimento proposto era in realtà una speculazione ad alto tasso di rischio”, sia per la natura intrinseca delle subordinate che per le condizioni di Etruria. E poi “l’intensa attività di convincimento verbale e il rapporto fiduciario privarono di ogni reale efficacia informativa i prospetti sottoscritti”, nei quali in effetti era messa nero su bianco la natura delle obbligazioni e i loro pericoli. Ma, “senza la mediazione di una persona esperta”, il cliente non aveva la possibilità di rendersene conto e finiva con una firma “senza cognizione e senza reale lettura, in ragione delle rassicurazioni del funzionario”. (fonte: Ansa)

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