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Giovedì, 18 Aprile 2024
Cronaca Bucine

Inchiesta Keu, il comune di Bucine si costituirà parte civile. Benini: "Siamo parte lesa"

"Atto doveroso: danni ambientali, morali e di immagine, vista anche la vocazione turistica del nostro territorio".

Il processo è alle porte e il Comune ha deciso di costituirsi parte civile. È stato approvata dalla giunta di Bucine la delibera n. 41 del 28/03/2024 con la quale si costituisce parte civile nel procedimento penale relativo agli sversamenti di Keu, i fanghi prodotti dagli scarti delle concerie della pelle, che hanno interessato diverse zone della Toscana.
L'obiettivo del comune, che si ritiene parte lesa in questa complessa vicenda, "è quello di ottenere il risarcimento di tutti i danni morali e materiali nei confronti di coloro che saranno riconosciuti responsabili". L’udienza preliminare si aprirà il 12 aprile 2024 presso il tribunale di Firenze e in quell'occasioni dovrebbe essere inoltrata la richiesta di costituzione di parte civile.
“Dall’inizio della vicenda l’Amministrazione comunale si è mossa insieme alle istituzioni per addivenire  nel più breve tempo possibile alla messa in sicurezza dei siti inquinati e alla loro definitiva bonifica: un percorso complesso che sta procedendo nella giusta direzione” - dichiara il sindaco Nicola Benini.
"Il Comune di Bucine e tutta la collettività in questa vicenda sono chiaramente parte lesa, sia per i danni ambientali, che morali e di immagine, vista anche la vocazione turistica del nostro territorio. La costituzione del Comune come parte civile è doverosa e necessaria, nei confronti di tutti i soggetti coinvolti"- conclude il primo cittadino. 

Le richieste di rinvio a giudizio

Per questo filone dell'inchiesta nei mesi scorsi la procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per 24 persone e 6 società nell'ambito dell'inchiesta Keu. L'udienza prelimiare è stata convocata per il prossimo 12 aprile a Firenze, il gup è Gianluca Mancuso. L'inchiesta ha dato uno scossone al mondo politico toscano: sono stati indagati, tra gli altri, la sindaca di Santa Croce sull'Arno Giulia Deidda, il consigliere regionale Andrea Pieroni, il funzionario regionale dell'ambiente Edo Bernini e l'ex capo di gabinetto Ledo Gori. E non manca un risvolto aretino: l'impianto valdarnese Lerose di Bucine è stato considerato dagli inquirenti uno dei fulcri dei sospetti smaltimenti illeciti

La storia dell'inchiesta

L'inchiesta deflagrò nell'aprile 2021 con i primi arresti che gettarono luce su un possibile traffico illecito di rifiuti e l'ombra della 'Ndrangheta. Al centro dell'indagine le ceneri inquinanti prodotte dalla combustione dei fanghi delle concerie del distretto di Santa Croce sull’Arno: lo smaltimento non corretto di queste scorie (il Keu) avrebbe determinato risparmi considerevoli in termini economici. La Dda contesta agli indagati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, gestione abusiva di rifiuti, abuso d’ufficio, corruzione elettorale, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falso.

Il filone aretino

Nello specifico, per quanto riguarda il filone aretino, a due storiche imprese, Chimet e Tca, gli inquirenti contestano la classificazione - da pericoloso a non pericoloso assoluto - di un particolare tipo di rifiuto conferito nell'impianto bucinese Lerose, ovvero la scoria vetrosa (sottoprodotto della fusione di metalli). 

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