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Cronaca

Investimenti in bitcoin, l'inchiesta della Procura e l'appello delle Fiamme gialle: "Aretini denunciate"

Società non autorizzata proponeva investimenti in criptovaluta tramite procacciatori: giro d'affari da tre milioni di euro. Ma potrebbe essere solo la punta dell'iceberg

Quante persone hanno investito in bitcoin affidandosi a procacciatori che lavoravano per la società finita nel mirino della Guardia di Finanza? E quanti di loro hanno perso le tracce dell'investimento? Sono domande alle quali, con approfondite indagini, gli inquirenti aretini vogliono dare una risposta. Da mesi la Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura, sta scandagliando un settore del tutto nuovo: quello degli investimenti in moneta virtuale. La procura di Arezzo per la prima volta si sta occupando di presunte frodi con i bitcoin che potrebbero essere state perpetrate ai danni dei risparmiatori e del fisco. 

"Le indagini - ha spiegato in una nota la Guardia di Finanza - sono adesso rivolte a far emergere tutti quegli investitori che hanno raccolto l’invito ad acquistare questa moneta e che sono completamente all’oscuro degli illeciti commessi dagli indagati. A tale scopo, coloro che ritengono di essere stati coinvolti in uno schema di investimento similare, sono invitati a rivolgersi alla Guardia di Finanza di Arezzo, per delucidazioni e per le conseguenti verifiche".

Indagini e perquisizioni

Le indagini, che hanno seguito il percorso fatto dal denaro investito dagli aretini, hanno portato ad una serie di perquisizioni nelle province di Arezzo e di Milano. Cinque aretini sono adesso accusati di abusivismo finanziario e anche tre società sono finite nel mirino delle fiamme gialle e perquisite. Il sospetto degli inquirenti è che siano stati frodati centinaia di risparmiatori, tutti residenti tra Arezzo e Siena.

"L’operazione, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, scaturisce dalle indagini avviate a seguito della scoperta di un’illecita attività di promozione di prodotti finanziari, collegata ad operazioni in criptovalute, perpetrata abusivamente sul territorio nazionale, da parte di un’organizzazione radicata nel territorio aretino, che si è avvalsa di società estere con sede in Slovenia".

Il meccanismo era sempre il solito: l'organizzazione si affidava a procacciatori che in modo capillare proponevano gli investimenti sul territorio e cercavano di convincere le vittime a eseguire dei bonifici. Addirittura promuovevano eventi in location di lusso per informare i possibili clienti. A fare investimenti in criptovaluta sono state tante persone, di diversa età e di diversa estrazione sociale, probabilmente tutti abbagliati dalla promessa di lauti profitti. 

L'appello degli inquirenti

L'impressione degli investigatori, però, è quella di essersi trovati di fronte alla punta di un iceberg: stando agli accertamenti delle Fiamme gialle, i "risparmi" raccolti superano i tre milioni di euro, a fronte di centinaia di bonifici che vanno da poche centinaia ad alcune decine di migliaia di euro. Ma il giro d'affari potrebbe essere enorme. Per questo Fiamme gialle e procura si rivolgono direttamente agli aretini: in caso di dubbi possono rivolgersi direttamente alle forze dell'ordine.

"I campanelli d'allarme possono essere molteplici - spiega il procuratore capo Roberto Rossi - dalle difficoltà a rintracciare il procacciatore con il quale è stato concluso un investimento, alla mancata rendicontazione dell'operazione oppure alla resistenza incontrata nel farsi rilasciare documenti che attestino le operazioni svolte". Gli accertamenti successivi potrebbero portare a chiarire la situazione e altre presunte frodi potrebbero essere sventate. 

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