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La foto da un ponte della Senna

La foto da un ponte della Senna

"Sarebbe stato un giorno speciale, poi l'inimmaginabile". La devastazione di Notre Dame raccontata da Riccardo

Aretino di nascita, parigino d'adozione per amore: "Vedevamo il fumo da casa"

“Era un giorno speciale, avevo firmato con la mia fidanzata l’acquisto della nostra casa a Parigi, ci stavamo preparando per andare a festeggiare a cena fuori, poi abbiamo appreso dai social cosa stava succedendo, il fumo si vedeva da casa e in pochi minuti è cambiato tutto.” 

Così Riccardo Panfoli, aretino, cittadino adottivo di Parigi racconta la drammatica serata di ieri, quando a partire dalle 18:40 circa Notre Dame ha cominciato a prendere fuoco, in preda ad un incendio che non ha lasciato scampo in poche ore alla guglia, alta 45 metri, a due terzi del tetto, alla struttura in legno. Ha condiviso tutti questi momenti con Cécile, la sua fidanzata conosciuta in Erasmus e per la quale ha fatto per anni la spola tra l'Italia e Parigi, prima di stabilirsi definitivamente in Francia.

“Ci siamo collegati alla tv francese BFM che era in diretta, pensavamo che potesse essere domato, ma il fatto di vederlo a 3/4 chilometri di distanza, dalla zona della Biblioteca Nazionale Francois Mitterand ci ha fatto preoccupare, la cena è saltata e abbiamo deciso di avvicinarci per vedere come stava evolvendo la cosa, passando sui ponti sulla Senna e abbiamo visto di fronte Notre Dame assolutamente avvolta dalle fiamme, la caduta della guglia l’ho vista dal cellulare poi siamo arrivati più vicino fino al limite dove ci hanno fatto arrivare ed è stato uno spettacolo allucinante con un’enormità di gente presente in un silenzio surreale, non si riusciva a passare a piedi. Qualche gruppo di religiosi cantava e pregava."

Dunque momenti vissuti con angoscia, quasi con incredulità?

"E' stato un momento molto forte, verso le 20 il tetto era quasi tutto bruciato, si sentiva e si vedeva che continuavano ad arrivare i pompieri anche da fuori Parigi, dalla Peripherique, immaginate di vedere quella immensa cattedrale bruciare in un silenzio di tomba."

Che reazioni ci sono state?

"Per le prime ore nessuna polemica, tutti i francesi uniti come comunità intorno ad un simbolo così importante, non c'è stata la ricerca del capro espiatorio, nonostante le tensioni sociali di questi mesi con le azioni dei gilet gialli, l'analisi è rimandata a dopo."

Dal punto di vista dell'intervento, della prevenzione per preservare un monumento di importanza mondiale?

"Abbiamo visto che le forze aeree non intervenivano, poi abbiamo capito perché, c'era qualche elicottero, e molti droni, ma per perlustrare, la gettata di acqua dai canadair avrebbe creato altri problemi, mentre invece hanno agito con i supporti da terra perché l'obiettivo primario è stato quello di circoscrivere l'incendio per evitare che arrivasse alla facciata, si percepiva che non c'era possibilità tecnica di fare altro rispetto a quello che stavano facendo, dal basso verso l'alto, anche se sembrava che nelle prime due ore i mezzi a disposizione non fossero molti. Da profano, sembrava difficile operare proprio per la posizione logistica della cattedrale incastrata nell'Ile de la Cité con un lato sulla Senna. 

Ma ti sei posto qualche domanda, qualche dubbio ti è sorto?

"Non so se esistesse un piano operativo di azione pronto per un fuoco del genere, uno dettagliato e specifico per Notre Dame, che magari prevedesse l'intervento da punti diversi. Non lo so, però il dubbio viene. E' vero che era già successo nel 1800, ma c’è rammarico che nel 2019 con l’evoluzione tecnologica in atto non si riesca a preservare simboli di questo valore per tramandarli nel futuro, questa forse è una delle più grandi colpe di questa generazione, non riuscire a mantenere, a preservare."

Anche tu da aretino trasferito a Parigi hai un legame particolare con Notre Dame?

"Certo, ho fatto avanti e indietro con l'Italia per 4 anni e mezzo, abito stabilmente a Parigi da settemebre 2017, Notre Dame è stata la prima tappa quando sono venuto la prima volta con la mia fidanzata, il primo monumento visitato anche con la mia famiglia quando mi è venuta a trovare. La sento come familiare e credo che da ieri sera Parigi non sarà più come prima, perché Notre Dame è un simbolo religioso, ma anche letterario e rende orgogliosi i francesi, ma anche tutti noi che siamo immigrati integrati nella comunità è il monumento più visitato d'Europa. Per ogni parigino da ieri è come se avesse perso qualcosa di personale, un pezzo della propria casa."

Proprio quella casa che Riccardo e la sua ragazza hanno acquistato per vivere insieme a Parigi.

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