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Incendio alla Lem, ipotesi dolosa: trovata una porta rotta. L'azienda: "Noi mai minacciati"

Per il primo episodio è attesa nelle prossime ore la relazione dell'ufficio di Polizia giudiziaria dei vigili del fuoco del comando aretino, per il secondo i tempi potrebbero essere un po' più lunghi. Si stanno visionando anche i filmati delle telecamere di sicurezza

Procedono con il massimo riserbo le indagini su quanto accaduto nelle due fabbriche del Valdarno aretino: a distanza di una settimana si sono verificati due gravissimi incendi che hanno imposto temporanamente lo stop alla produzione negli stabilimento di Valentino Shoes Lab, calzaturificio della maison, e della Lem, specializzata in trattamenti di superficie galvanica e verniciatura su accessori di borse, calzature e capi di abbigliamento per le case di moda. Più grave - in quanto a danni - quel che è accaduto da Valentino, con il crollo del capannone e una ripartenza programmata nelle prossime settimane anche grazie a Prada che ha messo a disposizione una sua struttura. Mentre per quanto riguarda la Lem, già oggi il lavoro è ripreso.

L'aumento dei controlli in zona

Due fatti che hanno scosso profondamente il territorio, con prese di posizione politiche subito dopo gli episodi, e un vertice in prefettura subito dopo il secondo episodio: la presidente della Provincia Silvia Chiassai, il responsabile della delegazione aretina di Confindustria Toscana Sud Alessandro Tarquini e il sindaco di Bucine (nel cui territorio comunale ricade la Lem) Nicola Benini hanno incontrato la prefetta Anna Palombi. E sul territorio interessato sono aumentati, in questi giorni, i pattugliamenti data al comprensibile preoccupazione tra gli imprenditori.

La vetrata della porta infranta

Intanto la Procura di Arezzo ha aperto due fascicoli: il pm Marco Dioni segue il caso Valentino, la pm Angela Masiello quello della Lem. C'è stretta collaborazione per stabilire eventuali connessioni, da subito ipotizzate. Per il primo episodio è attesa nelle prossime ore la relazione dell'ufficio di Polizia giudiziaria dei vigili del fuoco del comando aretino, per il secondo i tempi potrebbero essere un po' più lunghi. Altre indagini sono portate avanti dai carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno. Si stanno visionando anche i filmati delle telecamere di sicurezza. Ma se per il primo caso non sono al momento emersi elementi chiave che possano dimostrare la matrice dolosa del rogo, questa appare piuttosto evidente per il caso della Lem: una porta a vetri con telaio metallico posta sul retro dell'azienda è risultata rotta. Il vetro è stato infranto ed è plausibile che, con lo stabilimento chiuso, nella serata di giovedì 8 aprile, qualcuno si sia introdotto all'interno. Le fiamme sarebbero partite da un contenitore di liquido altamente infiammabile, usato per la finitura nella realizzazione degli accessori prodotti.

L'ombra della criminalità organizzata

Tra chi ha commentato la vicenda, come Cgil e Fondazione Caponnetto, si invita a non trascurare l'attività della criminalità organizzata, anche se al momento - tra gli inquirenti - non ci sono ipotesi concrete sulle motivazioni che abbiano mosso l'eventuale mano dietro ai due roghi. Tanto che dalla Lem, azienda dell'imprenditore Daniele Gualdani (una delle realtà più dinamiche del tessuto imprenditoriale aretino: in continua espansione negli ultimi anni, con il costante reinvestimento dei profitti nella crescita dell'attività), ci si meraviglia dell'accaduto: "Non siamo mai stati minacciati", ha detto oggi il portavoce Omar Antonio Cescut.

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