Il Wwf Arezzo: "Il cagnolino sbranato? Non un lupo, magari un cane inselvatichito"

Riceviamo e pubblichiamo dal Wwf Arezzo in merito all'articolo sull'uccisione di un cagnolino in un giardino di un'abitazione ad opera di un grosso animale che i proprietari della vittima reputano sia un lupo. In calce la riposta dell'autore. Con...

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Riceviamo e pubblichiamo dal Wwf Arezzo in merito all'articolo sull'uccisione di un cagnolino in un giardino di un'abitazione ad opera di un grosso animale che i proprietari della vittima reputano sia un lupo. In calce la riposta dell'autore.

Con assoluto sconcerto abbiamo preso visione della notizia riguardante l'uccisione cruenta di un cane nelle campagne circostanti Monte San Savino e il Wwf vuole esprimere profondo dispiacere e solidarietà alle persone che hanno perso il loro fedele amico in circostanze così cruente. Tuttavia leggendo il contenuto dell'articolo diffuso da un quotidiano on line, non possiamo non inorridire di fronte a tanta malcelata superficialità. Senza il benché minimo dato attendibile si dà per scontato che l'uccisione del piccolo cane sia stata causata dall'attacco di un lupo, attestando tale ipotesi solo ed esclusivamente sulla base di affermazioni esternate da persone comprensibilmente provate ossia i proprietari del cane ucciso, i quali, in ogni caso affermano di aver visto aggirarsi nei pressi dell'abitazione un "grosso animale simile ad un capriolo". Ci domandiamo come un’informazione corretta e credibile possa basarsi, dandola per certa, sulla base di una siffatta affermazione! Viene tirato in ballo un animale protetto dalla legge italiana ed europea, senza nessun giustificato motivo e senza nessun approfondimento serio, quale dovrebbe essere la verifica delle informazioni da parte di chi fa cronaca. A prescindere dal fatto che nella zona di Monte San Savino non è documentata in modo attendibile la presenza di lupi e già questo dovrebbe bastare a far emergere fondati dubbi, esiste la concreta possibilità che il cane sia stato vittima di suoi simili avvezzi oramai a vita selvatica i quali costituiscono sicuramente un problema serio di cui la comunità scientifica e le istituzioni si stanno occupando da tempo, anche se con risultati purtroppo non incoraggianti. Ci domandiamo pertanto da cosa abbia origine, se non dalla volontà di dare avvio con una inaccettabile provocazione, il diffondere di una notizia assolutamente inattendibile, volta evidentemente ad avviare una campagna mediatica di denigrazione del lupo, basata su falsi stereotipi e logori pregiudizi (rischio di aggressione agli esseri umani, diffusione incontrollata, ferocia), e non avvalorata da nessun dato scientifico, visto che ci si basa solo sull’avvistamento di un presunto “animale di grossa taglia” che di per se non significa assolutamente nulla. Ci permettiamo di mettere assolutamente in discussione e di contestare in ogni singolo punto l'articolo pubblicato e siamo pronti ad un confronto serio e approfondito sull’argomento con qualunque soggetto voglia interpellarci. Il Wwf esorta ogni singola testata giornalistica ad assumere nei confronti del lupo un atteggiamento diverso rispetto alla tendenza in corso, che vuole l’argomento sempre trattato in modo sensazionalistico e sopra le righe. Il lupo è una risorsa per il territorio, sia a livello biologico quale equilibratore della presenza di altre specie, sia a livello economico nelle zone dove la presenza turistica si basa quasi ed esclusivamente sul turismo naturalistico. È altrettanto doveroso non fomentare gli animi con falsi pregiudizi: in Italia non si registrano attacchi di lupi agli essere umani dal almeno 150 anni, quindi i nostri boschi, anche se frequentati dal mitico predatore sono assolutamente sicuri e possono essere frequentati senza alcun timore. Riguardo le attività economiche, laddove queste si cautelano ricoverando gli animali durante le ore notturne e provvedendo alla loro difesa con efficaci deterrenti (pastore maremmano abruzzese), gli attacchi alle greggi sono praticamente inesistenti. Azioni predatorie si possono verificare solo in condizioni di mancanza di qualunque protezione e non sempre sono opera del lupo, ma in ogni caso, con gli strumenti a disposizione la convivenza con questo carnivoro è assolutamente possibile e solo dove non la si vuole essa non avviene.

La risposta di Mattia Cialini

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Ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere, quello del giornalista è di riportare un fatto che abbia un certo interesse per il pubblico di riferimento. In questo caso, il fatto è l'uccisione di un cagnolino nel giardino di casa. Un episodio degno di essere raccontato in un giornale di provincia, a prescindere che il responsabile sia stato un cane inselvatichito, un lupo (tesi della famiglia del cagnolino), un cinghiale o un essere umano. Nell'articolo, poi, sono riportati gli elementi della storia, documentati da foto. Abbiamo dato voce a chi ha perso il cane, ovviamente. Chi avremmo dovuto intervistare, gli altri 100mila aretini che non hanno perso il proprio cane per l'attacco di un altro animale? Sì sa, poi, la dietrologia - dopo il calcio - è lo sport che più appassiona gli italiani. E stupisce fino a un certo punto, quindi, il passaggio del comunicato del Wwf Arezzo che recita: "Ci domandiamo pertanto da cosa abbia origine, se non dalla volontà di dare avvio con una inaccettabile provocazione, il diffondere di una notizia assolutamente inattendibile, volta evidentemente ad avviare una campagna mediatica di denigrazione del lupo". Non stupisce, ma non lascia neppure indifferenti. Si tratta di un'insinuazione grave, molto superficiale e inaccettabile. Si raccomanda, a chi invia comunicati stampa a nome di una sezione di un ente prestigioso come il Wwf, maggiore prudenza nell'uso di parole in libertà.

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