Gli sequestrano casa e conti correnti per evasione dell'Iva, ma è innocente. L'odissea di un pensionato

L'incubo è iniziato di fronte al bancomat. Il solito dove un pensionato andava a prelevare contanti per le spese correnti. L'uomo, un ex imprenditore edile di San Giovanni Valdarno, si è accorto di non poter accedere al proprio conto e solo...

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L'incubo è iniziato di fronte al bancomat. Il solito dove un pensionato andava a prelevare contanti per le spese correnti. L'uomo, un ex imprenditore edile di San Giovanni Valdarno, si è accorto di non poter accedere al proprio conto e solo rivolgendosi all'istituto di credito ha capito perché: gli erano stati sequestrati tutti i beni, compresi i conti correnti, con un decreto di sequestro dell'autorità giudiziaria di Spoleto. Era il 13 luglio ed è stato allora che per il pensionato è iniziata un'estate terribile. Perché dietro al sequestro c'era un reato che in realtà - come ha poi accertato il tribunale del riesame disponendo il dissequestro - non era a lui imputabile. E solo dopo oltre due mesi di battaglie giudiziarie condotte con a fianco l'avvocato Raffaello Falagiani l'uomo è riuscito a chiarire la propria posizione, ma non ancora a tornare in possesso dei propri beni.

SEQUESTRO DA MEZZO MILIONE DI EURO

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Il pensionato fino al marzo del 2013 era socio di un'azienda edile. Il 19 di quel mese decise di uscire dalla società, cedendo tutte quante le sue quote di partecipazione. Da quel momento, non era più un imprenditore. Proprio in quell'anno però, tra ottobre e il 27 dicembre, stando a quanto rilevato dall'Agenzia delle Entrate, la società avrebbe commesso una ingente evasione dell'Iva. E a distanza di oltre 4 anni il pm della procura di Spoleto, senza tenere conto che i fatti contestati erano avvenuti dopo 6 mesi dall'uscita del pensionato dalla società ha chiesto il sequestro di beni mobili e immobili per un valore pari a 493mila 366euro. Quasi mezzo milione. Un patrimonio che l'uomo non aveva, in quanto era sempre stato un piccolo imprenditore e un piccolo risparmiatore. Pertanto sono stati sequestrati, non solo la casa, l'auto e i conti correnti dell'uomo, ma anche il conto corrente della mamma 87enne, quello del fratello, e la parte dei conti correnti che aveva cointestati con la moglie dalla quale si stava separando. "Da un giorno all'altro - spiega il legale - il mio assistito si è ritrovato senza poter nemmeno più accedere alla pensione perché la riceveva in conto corrente ormai inaccessibile". In suo aiuto è accorso il cognato, che ad oggi continua a sostenerlo. Perché da un giorno all'altro si è ritrovato senza liquidità, senza poter nemmeno accedere ai contanti per fare la spesa. IL RICORSO

Subito dopo la notizia, passato lo sgomento iniziale, l'uomo si è rivolto ad un legale e hanno presentato ricorso presso la sezione del riesame del tribunale di Perugia. Lo scorso 12 settembre è stato accolto il ricorso e annullato il sequestro. Ma al momento all'uomo è stata restituita solo l'auto. Per la casa e i soldi (compresi quelli dei conti correnti di fratello e mamma) ci vorrà ancora tempo.

Una vicenda burrascosa, che poteva essere evitata, anche solo con una visura camerale.

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