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Violenza sulle donne e sui minori: preoccupano anziane e bambini. Mai dimenticare il 1522

Il silenzio del primo lockdown è stato molto preoccupante, poi i contatti sono ripresi. Difficile da scoperchiare il fenomeno nelle fasce d'età estreme della terza età e dell'infanzia

Il silenzio è ciò che ha caratterizzato il primo periodo di lockdown nella primavera scorsa, almeno due settimane in cui non sono arrivate segnalazioni di violenze domestiche. E per la rete che se ne occupa è stato un segnale molto preoccupante.

"Nel momento in cui dicevamo a tutti che dovevano stare a casa, non per tutti la casa era il posto sicuro. Noi, in un primo momento, abbiamo avuto una percezione di silenzio strano, di assenza di dati. Sappiamo quanto la violenza contro le donne e in generale abbia una grande alleata, la solitudine - ha spiegato Vittoria Doretti responsabile del Codice Rosa dell'Asl Toscana Sud Est - poi abbiamo deciso di rinsaldare l'impegno con la grande collaborazione con tutte le istituzioni, ci siamo messi in autoconvocazione permenante e reperibilità h24, tutti insieme ci siamo resi conto che era un momento in cui dovevamo incidere, siamo riusciti a far arrivare i messaggi che le donne potevano andare al pronto soccorso, ai centri anti violenza, e un numero di telefono da non dimenticare il 15 22 del entro regionale anti-violenza."

E poi cosa è successo?

"Dopo quel silenzio c'è stato il boom, il lunedì finito il lockdown c'è stato il boom di accessi di richieste di aiuto. In Toscana e ad Arezzo dopo le prime due settimane di lockdown sono riprese le telefonate di richiesta di aiuto dalle donne, la rete ha tenuto. La provincia di Arezzo è un territorio sensibile, il team specifico dell'ospedale, i centri anti-violenza, una Procura molto attenta, le forze dell'ordine e poi i medici di base, i servizi sociali. Ad Arezzo ci siamo accorti che i valori degli accessi è stato quasi come quello pre-covid per le donne che si sono rivolte agli sportelli, che hanno chiesto aiuto, nonostatnte le limitazioni del periodo."

Cosa vi ha preoccupato particolarmente?

"L'altra preoccupazione grande sono stati i bambini che assistono alla violenza in casa, all'inizio le donne non avevano un modo facile di chiedere aiuto. Se si chiudono le porte delle case questo può essere estremamente pericoloso, per questo l'invito alle donne è di infrangere la prigione della solitudine."

Tra le donne qual'è la fascia d'età più colpita dalla violenza?

"Sicuramente la fascia d'età centrale. Sono queste donne quelle più esposte, anche se siamo molto preoccupati per le due fasce estreme, quella degli anziani e quella dei bambini.

Il capitolo della violenza e terza età è dfficile da scoperchiare, là dentro c'è tanto silenzio e un'emersione quasi impossbile, sono vittime quasi completamente invisibili, immaginate la difficoltà di una madre raccontare di essere stata prima picchiata dal marito e poi dal figlio."

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