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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Furto, ricettazione e maltrattamento di fauna selvatica: padre e figlia in manette

A dare supporto all'attività messa in piedi dai due arrestati anche altre quattro persone - alcune aretine - sulle quali sono in corso accertamenti

L'accusa che gli è stata mossa riguarda la creazione di un traffico (illecito) di avifauna proveniente prevalentemente dal parco naturale regionale Salina di Punta Contessa di Brindisi, zona tutelata ed interdetta a qualunque tipo di attività e prelievo venatorio. A finire nei guai sono stati Roberto e Chiara Pansardi, rispettivamente padre e figlia, i quali sono finiti nel mirino della procura in seguito alle indagini portate avanti dal personale del nucleo investigativo del comando provinciale e del fruppo forestale di Brindisi. Qiesta mattina il gip del capoluogo pugliese ha dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali ponendo agli arresti domiciliari i due persone. Le accuse sono furto aggravato di numerosi esemplari di avifauna, ricettazione di fauna selvatica ed esotica, maltrattamenti di animali (per aver cagionato lesioni e deterioramento delle condizioni fisiche di esemplari di avifauna). Quattro le persone, residenti nelle province di Arezzo, Treviso e Lecce, indagate in quanto avrebbero dato supporto nella realizzazione del traffico.

Così come riporta BrindisiReport, le indagini sono state avviate due anni fa dal Nucleo investigativo, a seguito di una denuncia per lesioni aggravate commesse nei confronti dei fratelli di Roberto Pansardi, i quali avevano riportato sintomi di avvelenamento da “tallio”. Gli accertamenti investigativi, però, hanno fatto cadere tale ipotesi accusatoria, per assenza di riscontri. In compenso, tramite anche il ricorso alle intercettazioni, è stato appurato che Roberto e Chiara Pansardi erano privi di licenza di caccia e mediante sistemi fraudolenti, quali richiami acustici riproducenti il verso degli uccelli, trappole a scatto e varie reti da uccellagione, avrebbero catturato gli esemplari, molti dei quali morivano imbrigliati per effetto del vento, del freddo e dell’annegamento, oppure venivano loro tarpate le ali, tagliate le penne remiganti e recisa la prima falange.

Contestualmente all’ordinanza in esecuzione alla misura cautelare sono stati sottoposti a sequestro preventivo 45 esemplari tra specie erotiche ed acquatiche di cui 24 sono state liberate, 9 esemplari erano deceduti e 12 specie sono stati consegnati al centro recupero fauna selvatica di Bitetto (BA). E’ stata inoltre rinvenuta e sottoposta a sequestro amministrativo una rete da uccellagione.

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