Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Frode fiscale sulla ricerca scientifica: 200 indagati, perquisizioni anche ad Arezzo

La frode sarebbe stata messa a segno da un "organismo di ricerca" che emetteva e utilizzava fatture per operazioni insesistenti per uufruire di crediti d'imposta relativi alla realizzazione di progetti ricerca

Circa 200 indagati in 38 province italiane, Arezzo compresa, per un'indagine su una frode fiscale messa a segno da un "organismo di ricerca" che emetteva e utilizzava fatture per operazioni insesistenti per uufruire di crediti d'imposta relativi alla realizzazione di progetti ricerca.

L'organizzazione è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Padova che, insieme a 70 reparti sul territorio nazionale, hanno eseguito nelle ultime ore oltre 200 decreti di perquisizione e sequestro. Le province italiane toccate dall'inchiesta sono tantissime: Alessandria, Ancona, Arezzo, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Como, Cuneo, Fermo, Frosinone, Gorizia, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pistoia, Pordenone, Prato, Reggio Emilia, Roma, Rovigo, Salerno, Torino, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza. A finire nell'inchiesta sono state decine e decine di persone (circa 200 iscritti nel registro degli indagati) in qualità di amministratori, rappresentanti legali e consulenti di altrettante società, protagonisti della frode o beneficiari dei crediti d'imposta non spettanti.

"L'operazione - spiega AdnKronos -, diretta dalla Procura della Repubblica e condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Padova nell'arco di due anni, ha consentito di individuare un'associazione per delinquere, composta dagli amministratori e dal consulente di un network di società padovane, finalizzata alla illecita fruizione di agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato a fronte di investimenti in ricerca scientifica.

Tali agevolazioni fiscali consistono in un credito d'imposta (originariamente nella misura del 90%, poi ridotta al 50% a partire dal 2015) a favore delle società che avessero sostenuto costi o finanziato progetti di ricerca in Università ovvero in Enti pubblici di ricerca. Accanto ai soggetti istituzionalmente preposti a tale scopo, la norma considerava 'soggetti finanziabili' anche i cosiddetti 'Organismi di Ricerca' che svolgono, senza scopo di lucro. I finanzieri hanno accertato "come la società capogruppo, spendendo la propria qualifica di 'Organismo di Ricerca' accreditato, avrebbe fatto ottenere ai committenti, attraverso la falsa fatturazione di servizi di ricerca e sviluppo, il diritto di vantare nei confronti dell'Erario crediti d'imposta non spettanti, per un importo attualmente quantificato in oltre 45 milioni di euro".

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