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Fredy di nuovo di fronte al giudice, sperando nell'archiviazione. Anche per il pm fu legittima difesa

E' la seconda volta che il gommista di Monte San Savino si trova di fronte al gip, in attesa di una sentenza di questo tipo. Lo scorso novembre il procuratore  Roberto Rossi ha chiesto l'archiviazione della vicenda come in precedenza aveva già fatto il pm Andrea Claudiani, sostenendo la tesi della legittima difesa putativa

Archiviare il caso o andare a processo. Il gip Fabio Lombardo dovrà decidere nell'udienza che sarà celebrata quest'oggi presso il tribunale di Arezzo, se Fredy Pacini sarà processato per la morte di VItalie Mircea, il ladro che che uccise a colpi di pistola mentre tentava di introdursi nella sua officina, o se si trattò di legittima difesa.  

E' la seconda volta che il gommista di Monte San Savino si trova di fronte al gip, in attesa di una sentenza di questo tipo. Lo scorso novembre il procuratore  Roberto Rossi ha chiesto l'archiviazione della vicenda come in precedenza aveva già fatto il pm Andrea Claudiani, sostenendo la tesi della legittima difesa putativa. La prima richiesta di archiviazione non fu accolta dal gip che chiese venissero portati avanti altri accertamenti per altri sei mesi. Era il 5 settembre 2020. Lombardo motivò la mancata archiviazione con la necessità di chiarire alcuni aspetti ritenuti salienti: tra questi c'era la disattivazione dell'allarme dell'officina eseguita da Pacini subito dopo l'irruzione, l'eventuale presenza di una porta blindata all'ingresso del soppalco che potesse proteggere il gommista, il possibile uso della luce laser presente sull'arma. Infine il dubbio sulle condizioni del moldavo: il ladro avrebbe potuto correre per 40 metri dopo essere stato ferito o qualche complice lo ha portato fuori dall'edificio di peso?

In questi mesi le indagini sono state portate avanti sono state portate a termine e l'impianto della procura non si è modificato: la tesi resta quella che Pacini si sarebbe trovato in condizioni tali da sentirsi in pericolo di vita. 

La vicenda

Era la notte del 28 novembre quando Pacini, che dormiva in un soppalco ricavato sopra alla sua officina, ha raccontato di essersi svegliato di soprassalto per i rumori del vetro del portone che si infrangeva sotto i colpi di piccone inferti dai ladri. Si sentì in pericolo, raggiunse la cassaforte e prese la pistola. Poi sparò: cinque colpi, uno di questi fatale. Il ladro, un 29enne moldavo, riuscì a uscire e percorrere alcuni metri, poi si accasciò e morì. 


 

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