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Fredy di fronte al gip: una memoria su quella tragica notte. A giorni la decisione sull'archiviazione

Il gip Fabio Lombardo si pronuncerà nei prossimi giorni. Fredy rischia il processo per "eccesso di legittima difesa". La sorella della vittima ha rinunciato al procedimento e ha rimesso il mandato all'avvocato

 

La decisione è attesa tra qualche giorno. Il gip Fabio Lombardo non si è pronunciato questa mattina sul caso di Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino che in una notte del novembre 2018 sparò e uccise il 29enne Vitalie Mircea, un ladro che si stava introducendo nella sua officina. Legittima difesa putativa, questa la tesi della procura stessa che ha chiesto l'archiviazione del caso per ben due volte: sia il pm Andrea Claudiani sia il procuratore Roberto Rossi - che ha "ereditato" il fascicolo dal collega trasferito a Perugia - hanno sposato la medesima tesi.

Il gip aveva già chiesto un approfondimento di indagine per chiarire alcuni punti a suo avviso poco chiari. Tra questi c'era la disattivazione dell'allarme dell'officina eseguita da Pacini subito dopo l'irruzione, l'eventuale presenza di una porta blindata all'ingresso del soppalco che potesse proteggere il gommista, il possibile uso della luce laser presente sull'arma. Infine il dubbio sulle condizioni del moldavo: il ladro avrebbe potuto correre per 40 metri dopo essere stato ferito o qualche complice lo ha portato fuori dall'edificio di peso?

Questa mattina l'avvocato Alessandra Cheli, difensore di Pacini, ha depositato una memoria nella quale il suo assitito ripercorre i fatti avvenuti quella drammatica notte, alla luce anche di quanto emerso dalle più recenti indagini. 

Non era presente in aula la sorella del 29enne ucciso: ha deciso di rinunciare al processo e ha rimesso il mandato al legale che fino ad oggi l'aveva seguita. 

La vicenda

Era la notte del 28 novembre quando Pacini, che dormiva in un soppalco ricavato sopra alla sua officina, ha raccontato di essersi svegliato di soprassalto per i rumori del vetro del portone che si infrangeva sotto i colpi di piccone inferti dai ladri. Si sentì in pericolo, raggiunse la cassaforte e prese la pistola. Poi sparò: cinque colpi, uno di questi fatale. Il ladro, un 29enne moldavo, riuscì a uscire e percorrere alcuni metri, poi si accasciò e morì. 

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