Giovanissimi e foto a luci rosse nelle chat: 15 casi aretini. Denunce per pedopornografia, perquisizioni e sequestri

In un caso una ragazzina ha inviato immagini hard al findanzatino, il quale ha girato tutto in una chat con oltre 170 persone. L'attività della Polizia Postale per bloccare il fenomeno

Foto in pose sensuali e deshabillé. Video con gesti e movimenti provocanti, tanto da poter essere definiti a luci rosse. Immagini realizzate da minori e diffuse tra coetanei nei gruppi di Whatsapp e Telegram.  I casi nell'aretino sono ormai numerosi. Circa 15 quelli di cui si è occupata nel 2019 la Polizia Postale. E alla fine sono state numerose le denunce di pedopornografia, nonostate che a compiere il reato di diffusione di tali immagini siano stati spesso ragazzini di soli 14 o 15 anni. 

Un caso è stato emblematico. Quello di una 13enne che ha scattato e girato immagini estremamente esplicite per poi inviarle al fidanzatino di poco più grande (sempre minorenne). Immagini che sarebbero dovute rimanere un loro segreto, ma che alla fine sono state condivise dal ragazzo in una chat con 174 membri. Una vicenda dolorosa per la giovanissima, un reato che il ragazzino rischia di pagare caro e della cui gravità probabilmente all'inizio non si è reso conto. 

Le chat scoperte dalla Polizia Postale in seguito alle denunce delle vittime - quasi sempre ragazzine - erano state create su Whatsapp e soprattutto su Telegram. In seguito alle denunce sono scattate numerose perquisizioni al termine delle quali sono stati sequestrati pc, tablet, smartphones, cellulari, hard disk.

Il fenomeno della diffusioni di tali immagini da parte di minori è relativo soprattutto agli ultimi anni e sembra essere andato di pari passo con la diffusione degli smarphone. Ovvero strumenti che permettono di fare foto e filmati, creare chat e condividere contenuti. 

Nell'aretino sono stati quasi sempre i genitori delle vittime a raggiungere la Polizia Postale per sporgere denuncia. In molti casi sono state le figlie a raccontare l'incubo nel quale erano precipitate, in altri invece i familiari si sono accorti che qualcosa non andava dall'atteggiamento tenuto dai giovanissimi. 

"I segnali in questi casi sono chiari - spiega la Polizia Postale - calo del rendimento scolastico, sbalzi d'umore, portare ovunque il telefono cellulare senza mai separarsene". 

Una volta sporta la denuncia sono partite le indagini che in circa 15 casi hanno visto confermati i racconti delle giovanissime. 

La prevenzione

Quello che lascia sbalorditi in queste storie, è la completa mancanza di cognizione della gravita di ciò che i ragazzini stanno compiendo.  Condivisioni sugli applicativi che vanno ben oltre la chat o il gruppo di "amici" e che in molti casi sono arrivati anche ad adulti con precedenti specifici. Per informare le famiglie e far capire i rischi della rete ai giovanissimi la Polizia Postale di Arezzo è impegnata, ormai da diversi anni, in attività di sensibilizzazione. Tale attività ha permesso agli agenti di incontrare oltre 1400 studenti, 120 genitori, 118 insegnati nella città e provincia di Arezzo. Consentendo di illustrare sia le opportunità del web che i rischi di cadere nelle tante trappole esistenti da parte dei predatori della rete, nonché rivolto al fenomeno del cyber-bullismo e tutte le forme distorte dell’utilizzo dei social network e delle applicazioni WhatsApp, Telegram.

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Le raccomandazioni all'attenzione quindi sono d'obbligo. Non solo per scongirare i rischi derivanti dalla condivisione di un certo tipo di immagini, anche per non finire in trappole create ad arte per irretire le ragazzine. Come quelle dei profili Facebook di giovanissimi, che in realtà nascondono adulti che hanno scopi ben precisi.  E in questo caso il gesto innocente di concedere l'"amicizia" ad un coetaneo può rivelarsi pericolosissimo

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