Cronaca

Guardia di Finanza, anniversario e bilancio: dal caso Reses alla lotta alla criminalità organizzata

Oggi le celebrazioni per il 247esimo anniversario della fondazione. I ringraziamenti del Prefetto

Un anno di lotta alla criminalità economica e organizzata. Con operazioni di spicco che hanno portato a galla vicende complesse. L'ultima, in ordine cronologico, quella relativa alle "cooperative apri e chiudi" del caso Reses (tre arresti e dieci denunce). Ma anche le frodi fiscali come quella scoperta con l'operazione Ursula: un raggiro nel settore di produzione di abbigliamento e pelletteria che fruttava agli artefici indebite compensazioni da milioni di euro. Sono solo alcuni esempi dell'intenso lavoro della Guardia di Finanza di Arezzo, che questa mattina con una sobria cerimonia, ha celebrato il 247esimo anniversario della sua fondazione e ha colto l'occasione per stilare il bilancio delle attività degli ultimi 12 mesi. 

La manifestazione si è svolta presso il comando provinciale, alla presenza del Prefetto di Arezzo, Maddalena De Luca, del comandante provinciale,  Adriano Lovito, e di una rappresentanza di ufficiali, ispettori, sovrintendenti, appuntati e finanzieri e del personale in congedo delle Sezioni Anfi di Arezzo e Valdarno Superiore.
Il Prefetto ha espresso parole di ringraziamento per l’attività svolta dalle Fiamme Gialle aretine, per i particolari risultati ottenuti e, soprattutto, per l’importante apporto fornito in occasione dell’emergenza epidemiologica.

Impegno a tutto campo contro la criminalità economica e organizzata

Nel 2020, le Fiamme Gialle di Arezzo hanno eseguito 106 interventi ispettivi e 284 indagini, per contrastare le infiltrazioni della criminalità economica e organizzata nel tessuto economico e sociale: un impegno “a tutto campo” a tutela di famiglie e di imprese in difficoltà e a sostegno delle prospettive di rilancio e di sviluppo del Paese.

Lotta all'evasione e alle frodi fiscali 

Interventi mirati e selettivi, fondati sull’incrocio delle banche dati fiscali e di polizia, sul controllo economico del territorio e sulle risultanze delle indagini di polizia giudiziaria e valutaria, nei confronti dei contribuenti ad elevata pericolosità fiscale e, in particolare, chi compie crimini di livello internazionale: è questa, in sintesi, la strategia adottata dal Corpo dall’inizio della pandemia per arginare i più gravi e diffusi fenomeni di illegalità tributaria e tutelare l’economia legale dalla concorrenza illecita di chi fronda il fisco e dei grandi evasori.
Nel 2020, sono stati scoperti 39 evasori totali, ossia "esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo completamente e/o in parte sconosciuti all’Amministrazione finanziaria" e 169 lavoratori in “nero” o irregolari. 27 i datori di lavoro verbalizzati per aver impiegato manodopera irregolare.

Al termine di indagini di polizia giudiziaria in materia di reati fiscali, sono stati denunciati 13 soggetti, di cui uno  tratto in arresto.
Il valore dei beni sequestrati per reati in materia di imposte dirette e Iva è di circa 4 milioni di euro, mentre le proposte di sequestro tuttora al vaglio dell’autorità giudiziaria ammontano a oltre 7,5 milioni di euro.
Sono 4 i casi di evasione fiscale internazionale scoperti, principalmente riconducibili a società “esterovestite”.
"Tra queste - spigano le Fiamme Gialle -, si segnala l’attività conclusa agli inizi del 2021, con il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 2 milioni di euro nei confronti di una società di diritto bulgaro, con sede a Sofia, che si occupava di attività di trasporto e faceva parte di un importante gruppo societario con base nel territorio del Valdarno aretino e proiezioni nazionali e internazionali. All’esito delle indagini, sono stati ricondotti a tassazione in Italia redditi per oltre 22 milioni di euro, con la denuncia all’Autorità Giudiziaria dei 2 amministratori, per reati fiscali".
Inoltre, nel mese di maggio 2021, si è conclusa una complessa indagine di polizia economico-finanziaria, nei confronti di una società di diritto straniero, operante nel settore turistico, in realtà, con sede operativa in provincia, che - stando a quanto rilevato dagli inquirenti - avrebbe evaso oltre 12 milioni di euro. Relativamente ai fenomeni delle frodi fiscali e delle indebite compensazioni, sono due le attività più importanti concluse.
La prima, balzata agli onori delle cronache pochi giorni fa, nei confronti del consorzio Reses, con base nell’aretino e operativo anche in altre regioni dell’Italia centro-settentrionale, attivo da anni nella gestione in affidamento da enti pubblici e  privati di strutture socioassistenziali. Il sodalizio individuato ha ideato uno schema che prevedeva, tra l’altro, la partecipazione da parte del consorzio a gare pubbliche, per poi affidare l’esecuzione delle prestazioni a società cooperative “affiliate”, talora rappresentate da “prestanome”.

"Gli indagati - sostiene la Guardia di Finanza -, con il contributo di un consulente fiscale, hanno omesso il versamento di tributi e di indebite compensazioni, che, nel tempo, hanno generato un rilevante debito nei confronti dell’Erario in capo alle singole cooperative, poi sistematicamente poste in liquidazione e sostituite con altre che proseguivano l’attività con gli stessi dipendenti. Nel complesso, è stato quantificato un ammontare di somme evase/non versate pari a 26 milioni di euro, costituenti il profitto illecito realizzato. 10 i soggetti denunciati, a vario titolo, per associazione per delinquere e reati fiscali, 3 le persone nei cui confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare. Eseguito anche un provvedimento di sequestro preventivo per oltre 500mila euro". 

La seconda, altrettanto significativa, è l’operazione “Ursula”, che ha portato alla scoperta di una frode fiscale nel settore della produzione e della commercializzazione di abbigliamento e di pelletteria, perpetrata da un’associazione per delinquere composta da diversi soggetti, alcuni dei quali legati da vincoli di parentela, dislocati in più regioni e con proiezioni anche in Austria. Nel corso degli anni, tramite le società a loro riconducibili, hanno emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 15 milioni di 
euro, ottenendo indebite compensazioni per oltre 3 milioni di euro. L’attività si è concretizzata con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare personale nei  confronti del dominus della frode fiscale.

Poi settore delle frodi connesse alle operazioni realative al carburante per autotrazione: "E' stata conclusa un’indagine di polizia giudiziaria, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari degli arresti domiciliari, nei confronti di 2 dei principali indagati ed alla denuncia di ulteriori 4 soggetti, per i reati di furto aggravato, ricettazione, riciclaggio, nonché al sequestro di oltre 7.000 litri di gasolio per autotrazione e denaro contante".

Contrasto agli illeciti nel settore della spesa pubblica 

Nel corso del 2020, la Guardia di Finanza ha dedicato una particolare attenzione agli illeciti in materia di spesa pubblica e a tutte le condotte che, mettendo a rischio la legalità e la trasparenza che devono connotare l’azione della Pubblica Amministrazione, pregiudicano la corretta allocazione delle risorse, favorendo sprechi, truffe, malversazioni e indebite percezioni.
96 sono gli interventi complessivamente svolti a tutela dei principali flussi di spesa, dagli appalti agli incentivi alle imprese, dalla spesa sanitaria alle erogazioni a carico del sistema previdenziale, dai fondi europei a quelli degli enti locali, cui si aggiungono 21 deleghe d’indagine, concluse in collaborazione con la Magistratura ordinaria e 7 deleghe svolte con la Procura Regionale della Corte dei conti.
Si tratta di attività che hanno quasi sempre una ricaduta sul versante erariale, che ha comportato la segnalazione alla Magistratura contabile di danni per 1,7 milioni di euro. 

"In proposito - spiegano i finanzieri - , si evidenzia l’operazione condotta per l’ipotesi di falso e di frode nelle pubbliche forniture, nei confronti di una ocietà, aggiudicataria di una procedura pubblica di acquisto  di centinaia di ventilatori polmonari, importati dalla Cina e risultati privi di certificazioni Ce, acquistati da un ente pubblico, per una commessa complessiva di 3,5 milioni di euro, oltre Iva. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’intera filiera fraudolenta delle forniture, di evitare l’impiego di dispositivi medici non conformi, consentendo all’Amministrazione Pubblica di rientrare in possesso di gran parte delle somme versate quale anticipo alla società (circa 3,3 milioni di euro)". 
Tra i controlli in materia di prestazioni sociali agevolate, nel 2020, il Corpo ha realizzato uno specifico dispositivo operativo, volto al contrasto dei fenomeni di illecita percezione del “reddito di cittadinanza”. Gli interventi svolti in quest’ultimo ambito, anche con il
contributo dell’Inps, sono stati indirizzati, in maniera puntuale e selettiva, nei confronti delle posizioni connotate da concreti elementi di rischio ed hanno permesso di intercettare 55.000 euro indebitamente percepiti e 6.000 euro di contributi richiesti e non ancora riscossi, nonché di denunciare all’Autorità Giudiziaria, per le ipotesi di reato previste dalla normativa di settore, 20 soggetti.  

L’attività è proseguita anche nel corrente anno: ad oggi, infatti, sono stati individuati ulteriori 59 soggetti, che hanno percepito indebitamente 350.000 euro di contributi.

Contrasto alla criminalità organizzata

Sul fronte della tutela del mercato dei capitali, l’impegno profuso nel 2020 si è concretizzato nel sequestro di beni per un valore di oltre 170 mila euro. Sei  le persone denunciate, di cui due tratte in arresto, in materia di riciclaggio ed auto riciclaggio. Il valore
del riciclaggio accertato si è attestato intorno ai 2,6 milioni di euro.
"Nel mese di aprile dello scorso anno, è stata eseguita un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, a carico di un imprenditore orafo aretino, per il reato di bancarotta fraudolenta, in quanto aveva distratto e/o dissipato risorse finanziarie di una
società fallita, addebitando spese per fini personali ed effettuando prelevamenti in contanti ingiustificati.
Con riguardo agli accertamenti finalizzati alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario del riciclaggio, i Reparti hanno proceduto allo sviluppo di 167 segnalazioni di operazioni sospette".

Sono stati, poi, eseguiti 3 controlli volti a verificare il rispetto delle norme sulla circolazione transfrontaliera di valuta, da parte dei soggetti in entrata e/o in uscita dal territorio nazionale, con la scoperta di illecite movimentazioni per 230.000 euro.
In applicazione della normativa antimafia, sono stati sottoposti ad accertamenti patrimoniali 26 soggetti.
Ammonta a circa 2,6 milioni di euro il valore dei beni mobili, immobili, aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie proposti all’Autorità Giudiziaria per il sequestro.
In merito, rileva l’attività conclusa nei giorni scorsi, in collaborazione con la Questura di Arezzo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Firenze, che ha portato al sequestro del capitale sociale e dell’intero patrimonio di una società di Arezzo, per un valore di oltre 800mila euro, riconducibile ad una persona condannata con sentenza definitiva, per “associazione di tipo mafioso”.
Sono stati eseguiti 540 accertamenti, a seguito di richieste pervenute dai Prefetti della Repubblica, la maggior parte riferiti alle verifiche funzionali al rilascio della documentazione antimafia.
L’attività a tutela del mercato dei beni e dei servizi è stata volta a contrastare la contraffazione di marchi registrati, l’usurpazione di indicazioni di origine e qualità delle merci, le false attestazioni concernenti la corrispondenza dei prodotti agli standard di sicurezza previsti e le violazioni alla normativa sul diritto d’autore.
I reparti operativi hanno effettuato 16 interventi e sottoposto a sequestro oltre 70 mila prodotti industriali contraffatti, con falsa indicazione del made in Italy e/o non sicuri. Sono stati denunciati alla Procura della Repubblica 4 soggetti e verbalizzati altri 7, sotto il profilo amministrativo.

La crisi sanitaria connessa al Covid-19 ha visto la Guardia di Finanza fortemente impegnata, inoltre, nelle attività a tutela dei consumatori, principalmente per contrastare le fattispecie fraudolente riferite, da un lato, all’illecita commercializzazione di beni utili a fronteggiare l’emergenza epidemiologica e, dall’altro, a condotte ingannevoli e truffaldine.

A tal proposito, si evidenzia il sequestro di oltre 515.000 mascherine e dispositivi di protezione individuale; particolare menzione merita l’Operazione “Praesidium”, che ha riguardato più soggetti, ubicati in diverse regioni italiane, che hanno illecitamente
commercializzato circa 200.000 mascherine sprovviste della certificazione di riferimento; è stato ricostruito un flusso commerciale di oltre 2 milioni di mascherine, riconducibile all’intera filiera.

Controllo del territorio

Relativamente al contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati 16 gli interventi  effettuati che hanno consentito di sequestrare varie sostanze stupefacenti, con la segnalazione alle Autorità competenti (Procura della Repubblica e Prefettura) di 15 soggetti.
Relativamente al controllo del territorio, molteplici i servizi svolti in materia di pubblica utilità “117” (1.460 pattuglie), nonché quelli svolti nell’ambito del concorso all’ordine ed alla sicurezza pubblica, disposti dall’Autorità provinciale di P.S.
A seguito dell’emergenza epidemiologia, la Guardia di Finanza, unitamente alle altre Forze di Polizia, ha assicurato l’attuazione delle misure di contenimento della pandemia, eseguendo circa 7.200 controlli.
In aggiunta, la componente territoriale continua a fornire il proprio supporto nell’importante operazione di smistamento e trasporto dei vaccini, con 55 pattuglie sinora impiegate.

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