"Filippo e Piero colleghi speciali, morti perché dediti al lavoro". Il ricordo del direttore dell'Archivio Saviotti. Le indagini

"Erano persone eccezionali, colleghi eccezionali. In questo momento non ho altre parole". La voce rotta dalla commozione, il dolore e lo strazio che trapelano ad ogni parola. Claudio Saviotti, direttore dell'Archivio di Stato di Arezzo, ricorda...

 

"Erano persone eccezionali, colleghi eccezionali. In questo momento non ho altre parole". La voce rotta dalla commozione, il dolore e lo strazio che trapelano ad ogni parola. Claudio Saviotti, direttore dell'Archivio di Stato di Arezzo, ricorda così Filippo Bagni e Piero Bruni, i due dipendenti morti ieri mattina in seguito intossicati da argon e anidride carbonica fuoriusciti dalle bombole dell'impianto antincendio dell'Archivio.

Ad alcune ore di distanza dalla tragedia, Saviotti è ancora incredulo:

"Non so quando riuscirò a parlare di nuovo di loro, so solo che erano persone speciali. Lavoravano a contatto con il pubblico, Filippo in particolare si occupava di rispondere alle richieste degli utenti, da anni lavorava con noi. Piero invece era impegnato negli uffici amministrativi. Tanti aretini li conoscevano e avevano apprezzato le loro qualità. Erano due colonne dell'Archivio".

Perché sono scesi nel seminterrato? Era un loro compito visto il loro ruolo nella 'squadra sicurezza'?

Sono scesi là sotto semplicemente perché erano ottimi dipendenti, non erano dei menefreghisti. Hanno capito che qualcosa non andava e si sono dati da fare per cercare di risolvere il problema.

La tragedia è avvenuta all'inizio del turno...

Si, Filippo e Piero erano entrati da poco al lavoro quando hanno deciso di verificare cosa stava accadendo. La tragedia è stata scoperta da altri colleghi che hanno tentato di intervenire. Io a quell'ora non c'ero.

Sono svenuti all'esterno del locale che ospita l'impianto antincendio?

Ci sono indagini in corso, posso solo dire che il fatto è avvenuto all'interno dell'Archivio.

INDAGINI

La procura di Arezzo ha aperto un'inchiesta coordinata dalla pm Laura Taddei. L'ipotesi di reato è omocidio colposo plurimo. Perché i due dipendenti sono scesi in quel seminterrato? Da cosa sono state causate le perdite dei gas? Sono domande alle quali gli inquirenti cercheranno di rispondere. Intanto in queste ore dovrebbe essere disposta l'autopsia sui due corpi, mentre la polizia giudiziaria dei vigili del fuoco, i carabinieri e il personale del Pisll della Asl cercano di mettere insieme tutti i tasselli della vicenda per spiegare il perché di una tale tragedia.

E ieri da Roma sono arrivate anche tre ispettrici del ministero dei Beni culturali: il loro arrivo era stato annunciato dallo stesso ministro Bonisoli. Un'indagine interna per capire meglio cosa sia successo, i cui risultati potranno essere utili anche alla Procura.

I FATTI Bruni e Bagni ieri mattina hanno capito che nel locale del seminterrato dove c'erano le bombole e la centralina dell'impianto anti incendio qualcosa non funzionava. Erano le 7,35 circa. L'allarme era scattato forse a vuoto e pare sia stato rilevato dapprima da remoto dai tecnici di un'azienda che si occupa di manutenzione. Ma loro, i due dipendenti, erano lì sul posto e probabilmente hanno pensato che sarebbe stato meglio verificare personalmente: come di sicuro facendo parte della squadra sicurezza lo avevano fatto in passato. Quando sono arrivati nel locale però, l'aria era già satura di gas inerti (argon e anidride carbonica). Forse hanno capito che restare lì sarebbe stato troppo pericoloso e hanno tentato di allontanarsi. Stando a quanto emerso ieri, i corpi sono stati trovati riversi uno sull'ingresso dalla stanza, e l'altro sull'ultimo gradino delle scale di accesso. Inutili i soccorsi, inutile il lungo tentativo di rianimazione svolto con il massaggiatore automatico di nuova generazione da poche settimane in dotazione ai medici del 118 che per lunghissimi minuti ha tentato di salvare Bagni, inutile il volo dell'elisoccorso Pegaso: tutto inutile. Bagni e Bruni sono morti soffocamento provocato da una intossicazione di gas. IL CORDOGLIO DELLA CITTA' L'intera città è rimasta scossa da questa tragedia. Il sindaco Alessandro Ghinelli ha indetto un giorno di lutto cittadino durante i funerali. E ieri sera con un post su Facebook è tornato a esprime il suo cordoglio:

Oggi è stata una giornata drammatica e molto triste per Arezzo. Desidero estendere, prima di tutto ai familiari delle due vittime e quindi a tutta la città, il cordoglio e la partecipazione che mi è stata manifestata durante la giornata da Autorità e Istituzioni regionali e nazionali . Quanto accaduto ci ha scosso tutti profondamente. Ogni parola di conforto a chi ha subito questa grave perdita può suonare adesso vuota e inutile: siano loro certi della presenza sincera della città.

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