Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Frode con la ricerca scientifica, azienda leader di telecomunicazioni coinvolta: ha ricevuto fatture

L'azienda coinvolta è Cloud Italia. Le ipotesi degli inquirenti - formulate in oltre due anni di indagini - avrebbero trovato riscontro con una minuziosa perquisizione svolta su disposizione della Procura della città veneta

Le fatture di Eidon Lab, l'organismo di ricerca di Padova al centro delle indagini della Guardia di Finanza patavina per una frode fiscale da 45 milioni di euro, sarebbero  indirizzate anche a un'azienda aretina leader del settore delle telecomunicazioni: Cloud Italia. E una persona - un rappresentante legale - sarebbe adesso tra gli indagati, insieme ad altre 200 persone in tutta Italia.

Le ipotesi degli inquirenti - formulate in oltre due anni di indagini - avrebbero trovato riscontro con una minuziosa perquisizione svolta su disposizione della Procura della città veneta. Secondo le prime indiscrezioni, si parlerebbe di una o più fatture emesse nei confronti dell'azienda aretina. 

In realtà i decreti di perquisizione sono stati moltissimi, in ben 38 città: Alessandria, Ancona, Arezzo, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Como, Cuneo, Fermo, Frosinone, Gorizia, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pistoia, Pordenone, Prato, Reggio Emilia, Roma, Rovigo, Salerno, Torino, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza. A finire nell'inchiesta sono state decine e decine di persone (circa 200 iscritti nel registro degli indagati) in qualità di amministratori, rappresentanti legali e consulenti di altrettante società, protagonisti della frode o beneficiari dei crediti d'imposta non spettanti.

Secondo l'ipotesi formula dalla Procura di Padova, questae società al centro della truffa procedeva con una modlaità "finalizzata alla illecita fruizione di agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato a fronte di investimenti in ricerca scientifica".

Il modus operandi della frode

In pratica le fatture emesse nei confronti dei clienti facevano maturare un credito d’imposta (originariamente nella misura del 90%, poi ridotta al 50% a partire dal 2015) a favore delle società che avessero sostenuto costi o finanziato progetti di ricerca in Università ovvero in Enti pubblici di ricerca.  

Le indagini, spiegano le fiamme gialle, stanno tutt'ora andando avanti, per far emergere ulteriori dettagli della complessa vicenda: "la società capogruppo, spendendo la propria qualifica di “Organismo di Ricerca” accreditato, attraverso la falsa fatturazione di servizi di ricerca e sviluppo, il diritto di vantare nei confronti dell’Erario crediti d’imposta non spettanti, in alcuni casi oggetto di compensazioni con altri tributi, per un importo attualmente quantificato in oltre 45 milioni di Euro".

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