Cronaca

La corsa alle medicine e quella ai termometri a distanza (quasi introvabili). Farmacie sul fronte da due mesi

Un'inchiesta sul lavoro delle farmacie, con particolare focalizzazione su quelle comunali che hanno subito prima l'assalto per medicinali, poi per le mascherine e adesso c'è il problema di approvvigionamento dei termometri digitali

Prima l'assalto ai medicinali, poi alle mascherine e adesso ai termometri digitali. Le farmacie sono sul fronte della lotta alla diffusione del coronavirus ormai da due mesi e hanno visto mutare anche il comportamento dei cittadini nell'arco del tempo, in base alle notizie uscite sulla stampa, alle disposizioni di legge.

Nel primo periodo l'assalto ai medicinali

Proprio questo è successo. Un meccanismo psicologico è scattato in tante persone che hanno fatto la corsa ad acquistare farmaci di ogni tipo, antinfiammatori, anticoagulanti, anche a seconda delle notizie sugli effetti di qualche medicina sui malati di Covid-19. Sono stati comprati in quantità non preventivabili e la previsione è che ben presto nelle case degli aretini ci saranno intere scatole di medicinali scaduti, non utilizzati. Comportamenti non corretti, ovviamente, che sono stati osservati con frequenza nel primo periodo e che hanno fatto trasecolare coloro che erano all'approvvigionamento dei medicinali nelle aziende farmaceutiche. 

La corsa alle mascherine

La fase ai medicinali si è affievolita dopo qualche settimana lasciando spazio alla corsa alla mascherina, che in primo momento era difficile da trovare. E anche in questo caso la rete delle farmacie aretine è stata ed è sul fronte, per un bene ormai diventato primario, indispensabile per poter usufruire di alcune libertà individuali. 

La distribuzione delle mascherine gratuite

La Regione Toscana ha deciso e messo in pratica la distribuzione giornaliera della dotazione di mascherine chirurgiche per ogni persona che può rivolgeresi direttamente alle farmacie comunali o a quelle private che hanno aderito, con in mano la tessera sanitaria o il codice fiscale e ritirarne così  un kit di 5 mascherine alla volta, per un massimo di 6 volte nell'arco di 30 giorni. L'obiettivo della Regione è infatti quello di coprire, per tutto l'arco temporale di emergenza sanitaria, la necessità di mascherine delle famiglie, ogni componente sopra i sei anni di età ne avrà così a disposizione 5 per ogni settimana.

Circuito di distribuzione

Ogni mattina il rifornimento arriva al magazzino dell'Azienda Farmaceutica che ha anche assunto una persona per metà giornata di lavoro proprio come addetta allo smistamento delle mascherine che dalla sede partono poi, ogni giorno, verso le 92 farmacie distribuite nel territorio provinciale. Dal momento dell'apertura delle farmacie, alle 8 di mattina, questo approvvigionamento termina in poco tempo. Alle dieci la fornitura quotidiana è sempre esaurita.

Le mascherine a pagamento, con prezzo calmierato

Nelle farmacie comunali sono in vendita mascherine chirurgiche a prezzo imposto e cioè 0,50 centesimi l'una + iva. Un costo accessibile per tutti che può pesare sui bilanci delle aziende farmaceutiche che, magari le avevano già in magazzino, acquistate a un prezzo maggiore, oppure che le hanno cercate sul mercato interno e non hanno trovato fornitori che potevano cedergliele a 0,20 o 0,30 centesimi l'una. 

La via d'uscita potrebbe essere acquistarle di nuovo dal mercato cinese per avere prezzi adeguati, ma non è detto che riescano ad arrivare e questo potrebbe comportare un calo di mascherine sul territorio, sapendo invece che ce ne sarà bisogno per lungo tempo, nell'arco della fase 2 e forse della fase 3. La Farmaceutica ha comunque una buona scorta in magazzino e può venderle a tutte le altre farmacie private che ne facciano richiesta. Ha infatti deciso di assolvere un compito sociale e responsabile nonostante il prezzo non copra il costo sostenuto.

L'ultima corsa è ai termometri digitali

I protocolli di sicurezza per la fase 2, per la riapertura delle aziende, prevedono la misurazione delle temperatura ogni mattina a ogni dipendente che entra in fabbrica. Così è partita da giorni la corsa all'acquisto di termometri digitali a distanza e subito è nato il problema della scarsità di pezzi a disposizione. Una partita è attesa ad Arezzo entro pochi giorni, dovevano arrivare alla Farmaceutica, ma sono fermi alla dogana per il controllo sul marchio Ce, che verrà fatto anche sulle batterie degli stessi termometri. La certificazione è infatti fondamentale, in sua assenza ha creato non pochi problemi a farmacisti e importatori che si sono trovati invischiati nelle indagini della Guardia di Finanza, almeno in due casi noti, anche ad Arezzo. Il primo per le mascherine non certificate, il secondo per analogo problema su respiratori destinati ad ospedali del Lazio.

C'è sempre l'alternativa, cioè l'autocertificazione del dipendente che dichiara su un modulo di non avere la febbre superiore a 37,5, ma è evidentemente una pratica meno sicura se l'obiettivo di tutti è il contrasto alla diffusione del coronavirus.

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