Cronaca

Intera famiglia spaccia cocaina, consegne a domicilio col 20 per cento in più

In carcere babbo, mamma e figlio. Quasi ogni giorno i tre si recavano in vari angoli della Valtiberina

L’organizzazione era così semplice e pianificata in ogni minimo dettaglio da risultare quasi impossibile da smantellare. Una gestione familiare: tutto veniva deciso all’interno delle mura di casa propria.

“Mi prepari tre birre, passerò a prenderle nel tal posto alla tale ora” oppure “Passo da lei a prendere quel caffé”.

Sono questi alcuni dei messaggi in codice che venivano spediti dagli acquirenti alla trio della droga, mamma, babbo e figlio, tutti impiegati nell’attività di famiglia che prevedeva il confezionamento e la vendita (anche a domicilio) di cocaina.

La ricostruzione degli inquirenti

E’ all’alba di ieri, a conclusione di una lunga e complessa attività investigativa, che gli agenti del commissariato di Polizia di Sansepolcro hanno dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare per altrettanti cittadini albanesi residenti da anni a Sansepolcro. I genitori 50enni e il figlio 25enne sono stati accusati di concorso del “reato continuato di produzione e spaccio di sostanza stupefacente di tipo cocaina”.

Le indagini, portate avanti dai poliziotti dell’ufficio anticrimine e coordinate dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, hanno preso il via nel 2018 ed hanno consentito di accertare come la famiglia fosse diventata una delle più accreditate della zona, guadagnandosi clienti da ogni angolo della Valtiberina.

Un traffico fruttuoso che ha portato a Sansepolcro clienti e assuntori di sostanze stupefacenti residenti ad Anghiari, Città di Castello, Pieve Santo Stefano e San Giustino Umbro.

La mappa dello spaccio

Frequenti pedinamenti e appostamenti hanno portato gli agenti a ricostruire nel dettaglio tutta la catena di compravendita documentando centinaia le cessioni di cocaina.

La mamma, così come il babbo e il figlio, a qualsiasi ora di qualsiasi giorno e in qualsiasi zona della Valtiberina, si rendevano disponibili ad incontrare gli acquirenti raggiungendo (anche quotidianamente) Pieve Santo Stefano, Caprese Michelangelo, Anghiari, San Giustino e Città di Castello. Un servizio di consegna a domicilio e che, come previsto per altre realtà aziendali, veniva pagato dai compratori. Al costo dello stupefacente infatti veniva applicata una maggiorazione di quasi il 20% in più.

Ed è forse proprio per questa ragione che molti preferivano incontrare i pusher direttamente nel salotto di casa loro a Sansepolcro.
Prima di suonare il campanello ai pusher arrivava un sms con l’indicazione in codice della quantità richiesta. A volte venivano indicate numero di “birre, caffè o bevute”, e successivamente avveniva l’incontro.

“L’importante giro d’affari accertato dalle indagini - fanno sapere dalla questura - la reiterazione delle innumerevoli condotte di spaccio e la conseguente necessità di interrompere tale attività criminosa, hanno reso necessario l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare richieste dalla Polizia ed emesse dal gip del Tribunale di Arezzo, pertanto i tre sono stati posti agli arresti domiciliari in attesa di essere processati”.

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