Ex Etruria tra dubbi e ricostruzioni. Rossi in Commissione e Pd all'attacco: "Forti responsabilità di Bankitalia"

Un’udienza fiume durata oltre cinque ore e durante la quale non sono mancati gli spunti di approfondimento. Si è conclusa qualche minuto dopo le 16 l’audizione del procuratore capo presso il tribunale di Arezzo Roberto Rossi di fronte alla...

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Un’udienza fiume durata oltre cinque ore e durante la quale non sono mancati gli spunti di approfondimento.

Si è conclusa qualche minuto dopo le 16 l’audizione del procuratore capo presso il tribunale di Arezzo Roberto Rossi di fronte alla commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. Cinque ore di dibattito, di cui quasi una segregata, con ben 20 interventi da parte di deputati e senatori che hanno incalzato il procuratore con richieste e domande specifiche. A distanza di oltre un mese dall’avvio dei lavori ecco che parte ufficialmente anche il corposo capitolo Banca Etruria e good bank. La prima audizione in agenda è stata appunto quella di oggi che ha portato il procuratore Rossi a Roma a Palazzo San Macuto. Tra i primi punti trattati c’è quello riguardante "le operazioni più azzardate" commesse da Banca Etruria. In questo senso secondo il magistrato, tali attività sono state condotte dai vertici dell’istituto fra il 2008 e il 2010. Gli anni successivi, quelli tra il 2011 e il 2014, sono stati contraddistinti da ispezioni da parte della Banca d’Italia e quindi da una maggiore cautela da parte della dirigenza. E poi si arriva alle relazioni con la Popolare di Vincenza. In questo senso è stato proprio il procuratore a sottolineare come l’incentivo di aggregazione avanzato dalla Banca d’Italia è “sembrato un poco strano poiché leggendo dalle fonti aperte le ispezioni anche essa era in condizioni simili”. Rossi di fatto ha raccontato come nel dicembre 2013, fu proprio l’istituto di via Nazionale a sollecitare la fusione con Vicenza “poiché in possesso delle necessarie risorse patrimoniali e professionalità”. Nel 2015 la Banca d’Italia stigmatizza il ruolo contraddittorio del presidente di Banca Etruria Rosi che, nelle trattative con Vicenza, a fronte di rassicurazioni che forniva, teneva comportamenti che hanno portato all’interruzione della trattativa. Il 28 dicembre dello stesso anno, Banca Etruria venne commissariata ed in via Calamandrei arrivò Giuseppe Santoni. Un mese più tardi venne ufficializzata l’insolvenza dell’istituto di credito e avviata la procedura d’inchiesta per bancarotta dalla procura. Toccato anche il capitolo Boschi.

Così come precisato dal procuratore, l’ex vicepresidente dell’Etruria Pierluigi Boschi non ha partecipato alle riunioni degli organi della banca che hanno deliberato i finanziamenti finiti poi in sofferenza e che costituiscono il reato di bancarotta.

“Faccio questo lavoro da 30 anni - spiega Rossi - sono della vecchia scuola, le persone si distinguono non per di chi sono figli o padri, per il loro orientamento sessuale o politico, ma per i comportamenti".

Il procuratore ha più volte sottolineato la volontà di non esprimere giudizi personali ma di attenersi agli atti dell'indagine e al comportamento penalmente rilevante, Carlo Sibilia (parlamentare M5S) ha sottolineato come "la Commissione non indaga su rilievi solo penali, c'è una situazione politica di una gravità inaudita. Noi abbiamo il dovere di andare su aspetti politici".

Pronta la precisazione di Rossi.

"Boschi entra in cda nel 2011 come amministratore senza deleghe diventa uno dei due vicepresidenti nel maggio 2014 assieme a Rosi. Noi sulla responsabilità per la bancarotta vediamo i comportamenti e questi discendono dalle delibere. I conflitti di interesse li abbiamo tutti evidenziati, per noi i crediti valgono se vanno poi in sofferenza altrimenti non costituiscono il reato di bancarotta".

Non si sono fatte attendere le reazioni da parte del mondo politico.

Tra i primi a twittare e commentare l'audizioni ci sono vertici del Pd nazionale. "La verità, prima o poi, viene a galla". E' stato Andrea Marcucci il primo a uscire allo scoperto. Il senatore del Pd, su Twitter, ha scritto: "Alla fine anche su Banca Etruria stanno emergendo chiaramente le responsabilità di Bankitalia. La verità, prima o poi, viene a galla".

Poi ecco il presidente dem Matteo Orfini. "Si sta sgretolando il castello di sciocchezze e sta emergendo la vera responsabilità" del fallimento di Banca Etruria "che è stata della Banca d'Italia" non solo in termini di vigilanza ma "per un suo ruolo financo eccessivo".

Per quanto riguarda il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, neanche una parola al momento. Domani, quando farà il punto finale sul viaggio del treno 'Destinazione Italia', ha promesso di tornare su questo tema.

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