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Evasione fiscale internazionale, la Finanza: "Gruppo orafo di Arezzo ha nascosto oltre 10 milioni"

Complessa inchiesta del Nucleo economico-finanziario delle Fiamme gialle aretine in collaborazione con la polizia spagnola. Nel mirino tre società della holding, tra cui la "cassaforte di famiglia"

Maxi evasione fiscale di un grande gruppo orafo che fa capo a una famiglia di Arezzo. Sono tre le società finite nel mirino della Guardia di Finanza guidata dal comandante provinciale Adriano Lo Vito, tutte facenti capo alla stessa holding. Le aziende, due orafe e un trust finanziario, sono state messe sotto la lente di ingrandimento del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Arezzo che ha verificato una consistente evasione fiscale, sia nazionale che internazionale. Gli uomini del capitano Giuseppe Parisi della sezione Verifiche complesse reputano che siano stati nascosti al Fisco oltre 10 milioni di euro. Nessun provvedimento penale, soltanto sanzioni amministrative all'orizzonte.

L'avvio delle indagini da 140 chili di preziosi fermati in Spagna

L’attività ispettiva è iniziata a seguito di un caso di cronaca spagnolo: l'arresto di due marocchini nel porto franco di Melilla, una città exclave spagnola che si trova in Marocco. La polizia di Melilla aveva fermati i due con circa 140 chili di preziosi senza tracciabilità. Gli agenti spagnoli si erano poi messi in contatto con le autorità italiane ed era emerso come il carico d'oro fosse riconducibile a una società aretina, che a sua volta aveva acquisito la merce da altre aziende del territorio. Sessanta chili dei 140 sequestrati erano proprio provenienti da una delle aziende dell'indagine.

Circa 3,5 milioni e mezzo nascosti all'Erario

Nell'ambito di questa prima operazione, sono stati recuperati circa 2 milioni di euro di ricavi non dichiarati al Fisco, frutto della vendita dei 60 chili di oreficeria sommersa. Il recupero di altri 1,5 milioni sarebbe avvenuto perché la somma è stata considerata "costo indeducibile dal reddito - spiegano dalla Finanza - sostenuto per acquisti da società localizzate in Paesi a fiscalità agevolata". In sostanza acquisti legata all'attività copmmerciale e fatti dalle società oggetto di controlli, ma in paradisi fiscali come Panama, oppure a Hong kong e in Svizzera.

La società di Alicante da 6 milioni di euro

Approfondendo ulteriormente la posizione fiscale degli altri soggetti giuridici facenti parte del gruppo, la Finanza ha individuato un’altra società, avente sede nel Sud della Spagna, nella città di Alicante. "Apparentemente", specificano i finanzieri. Perché "dall’analisi dei contratti, delle e-mail e della documentazione contabile ed extracontabile rinvenuta nel corso della verifica" la società "è risultata, di fatto, avere il proprio centro decisionale in Arezzo, con oltre 6 milioni di ricavi non dichiarati in Italia".

Il trust da 60 milioni pensando agli eredi

I finanzieri, inoltre, hanno individuato un trust finanziario, una società con quote della holding di famiglia (quasi 60 milioni di euro) più 50mila euro in contanti. Una sorta di cassaforte della famiglia. Il capostipite, sostengono i finanzieri, avrebbe deciso di usare il trust in favore degli eredi, figli e nipoti. Una possibilità ammessa con determinate clausole. Ma in questo caso per gli investigatori la famiglia avrebbe "usufruito, indebitamente, del regime di esenzione della relativa imposta di successione" e quindi della donazione, "quantificata in oltre 2 milioni di euro".

Una "evasione internazionale sofisticata"

Il servizio - spiegano dalla Finanza aretina - rientra nelle attività a contrasto delle condotte di evasione fiscale internazionale più sofisticate, con l’obiettivo di tutelare l’imprenditoria che opera secondo i canoni di legalità. La “proiezione” internazionale del Corpo ha permesso di acquisire determinanti elementi a supporto dell’azione ispettiva, ricorrendo a strumenti di assistenza tra Paesi dell’Unione Europea, attraverso l’operato del comando generale della Guardia di Finanza.

La chiave nei documenti trovati nel quartier generale

La chiave, per il buon esito delle tre ispezioni, è stata l'analisi della documentazione rinvenuta in occasione delle ricerche negli uffici aziendali, dove si trovava il "quartier generale” del gruppo, e la cooperazione degli organismi collaterali esteri, "attraverso i canali della mutua assistenza amministrativa".

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