Addio a Enzo Gradassi. Se ne va il custode della memoria storica di Arezzo

Aveva 69 anni e da tempo combatteva contro la malattia. Nelle sue opere la storia di Arezzo

Avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, ma la malattia contro la quale stava combattendo da tempo non glielo ha permesso. Arezzo piange la scomparsa di Enzo Gradassi. Appassionato di storia locale, è stato autore di numerosi saggi e pubblicazioni dedicate a fatti e personaggi del territorio aretino. Svolgendo la propria attività presso l'ufficio stampa e l'assessorato alla cultura della Provincia di Arezzo aveva curato fra l'altro la collana editoriale "Provincia di Arezzo: arte cultura storia", numerose mostre documentarie e il Museo virtuale dell'antifascismo e della resistenza.

"Le sparai dritto al cuore". Enzo Gradassi racconta la storia di Ida Viti e Eugenio Riccucci

Tra le sue opere 'Lucignano e le sue feste popolari nell'inchiesta francese del 1809', ma anche 'Le belle storie aretine di Giovanni Fantoni' (1995), 'Prigionieri ad Anghiari' (1998), 'Innocenti. Un eccidio aretino nel 1944' (2006), 'Donne aretine. Guerra pace ricostruzione libertà' (2006), 'L'ingiustizia assoluta. Memoria di un progetto di vita e della sua distruzione. Gebbia di Civitella in Valdichiana 1944' (2008).

Enzo Gradassi racconta la vera storia di Gnicche

Uno dei suoi ultimi lavori è stato 'Uomodoro', l'inchiesta giornalistica su una delle figure più note del folclore aretino, un mix tra storia e leggenda che Enzo aveva saputo ricostruire in tutta la realtà e la malinconia che si celavano dietro a quell'uomo.

La camera ardente sarà allestita presso la Misericordia di Arezzo. Martedì la cremazione alle 14:30 e alle 17 una piccola cerimonia laica nel roseto del cimitero di Arezzo per dirgli addio.

Il ricordo di Claudia Failli

Enzo era soprattuto un amico. L’ho conosciuto per lavoro ma il suo modo di fare, la sua grande conoscenza del territorio e la sua cultura sconfinata mi hanno impressionata a tal punto che ho tentato di tenerlo stretto quanto possibile con la consapevolezza (egoistica) che da lui avrei avuto soltanto da imparare. Ed ogni incontro, ogni telefonata, ogni racconto era proprio questo. Un momento di arricchimento personale oltre che un’occasione per trascorre del tempo di grande qualità. Ricordo quando, consapevole di farlo, cominciava un discorso su qualche sua ricerca o lavoro e poi lo interrompeva all’improvviso. Ridacchiava e diceva “aspetta ancora non ci sono arrivato”. Lo sapeva che friggevo dalla curiosità e che gli avrei reso la vita impossibile. Enzo era un amico certo, ma era anche il custode della memoria di Arezzo.

Guai a chiamarlo storico,l’ho fatto una volta e posso garantire che non era affatto felice che avessi scelto questo appellativo. Gli argomenti, i fatti, i luoghi e gli accadimenti che hanno segnato la storia di questa terra hanno trovato in lui rifugio sicuro e un delicato narratore. Ricordo benissimo quando una volta gli venne detto, a proposito del suo libro Uomo d’oro, che avrebbe potuto romanzare di più la narrazione. Li guardò inorridito. “Il mio metodo è quello dell’inchiesta giornalistica, a me interessano i fatti”. Enzo non era un uomo da fronzoli. Amava raccontare la realtà e sono certa che per lui, già questo, gli offrisse una vasta gamma di fantasiosa e sorprendente umanità. Pignolo e rompi palle fino all’inverosimile. Non mi ha mai, e dico mai, fatto mistero dei suoi pensieri e delle sue considerazioni su pezzi, articoli e approfondimenti. Mi leggeva con attenzione e non tollerava che commettessi errori o imprecisioni. “Citta mica ti ha portato giù la piena”, mi scriveva, “queste cose le sai fare”. Era un uomo complicato, per alcuni burbero (mai lo è stato una sola volta con me) ma soprattutto, dico io, non era un uomo superficiale. La passione per la ricerca lo ha portato a battersi e lavorare alacremente dando tutto sé stesso per le cause in cui credeva. Era un curioso, un pozzo di conoscenza. Un uomo sensibile e divertente che ci mancherà davvero tanto.

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(Ndr - Quanto è stata dura questa volta scrivere queste poche righe per raccontarti. Che altro potevo fare caro Enzo? Per dire tutto quello che hai fatto, studiato, spulciato, letto, analizzato, ricercato e scritto avrei dovuto io redigere un’enciclopedia. Sì lo so, non ho detto tutto e non sono stata precisa. Ma come avrei potuto esserlo in questo momento? Sei stato un incontro prezioso che non dimenticherò. Grazie di vero cuore).

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