E45, dopo Genova è paura. Lettera a Conte e Toninelli: "Chiediamo interventi urgenti contro una strage annunciata"

La paura che un'altra tragedia come quella di Genova accada di nuovo, questa volta in uno dei viadotti costruiti sull'appennino che portano alla costa adriatica, lungo la E45, adesso si fa ancora più forte. Una paura che ha preso forma, nero su...

viadotto e45

La paura che un'altra tragedia come quella di Genova accada di nuovo, questa volta in uno dei viadotti costruiti sull'appennino che portano alla costa adriatica, lungo la E45, adesso si fa ancora più forte. Una paura che ha preso forma, nero su bianco, in una lettera che le amministratrici del gruppo Facebook "Vergogna E45" hanno inviato quest'oggi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro per i Trasporti Danilo Toninelli e ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

La missiva ha per oggetto una "Segnalazione sul pessimo stato in cui versa la Superstrada E45" nonché "richiesta di intervento urgente per la messa a norma e in sicurezza con risanamento strutturale dei viadotti per scongiurare l'ennesima strage annunciata".

Le foto condivise dal gruppo, le inchieste giornalistiche - anche quelle della nostra testata - gli esposti dei cittadini, da tempo hanno messo in evidenza le carenze dell'arteria. Le Procure di Arezzo e Forlì hanno aperto più inchieste sul tratto che riguarda la provincia di Arezzo e quella romagnola della Orte-Mestre. Nel frattempo Anas, impresa industriale pubblica che gestisce l'infrastruttura e sulla quale vigila lo stesso ministero dei Trasporti, ha stanziato fondi (40 milioni per le gallerie, altri 51 stanziati per lavori partiti lo scorso aprile e che avrebbero dovuto concludersi durante l'estate) e porta avanti i lavori. Ma le testimonianze di chi percorre quotidianamente quelle strade riportano ad uno scenario preoccupante.

Nella lettera le tre amministratrici ripercorrono le vicende degli ultimi anni, comprese quelle relative agli esposti presentati alle procure di Arezzo e Forlì e alle inchieste aperte:

"fanno presente che già il 17 ottobre 2013, insieme ad altri 1670 cittadini, presentarono un esposto presso la Procura di Arezzo, con il quale chiesero di disporre gli opportuni accertamenti in ordine alle condizioni in cui già allora versava la Superstrada E45, nonostante i molti soldi pubblici inutilmente spesi, per verificare l’eventuale sussistenza di profili di rilevanza penale. E che nell’ottobre dello stesso anno, poiché le condizioni della E45 erano oggettivamente disastrose, furono fatte indagini anche presso la Procura di Forlì".

Da allora, spiegano ancora:

"nonostante diversi cantieri aperti e soldi spesi, la situazione della Superstrada E45 non è migliorata, anzi sta diventando sempre più critica, anche a causa dei lavori in corso, peraltro perennemente in ritardo, con susseguenti sensi alternati, ostacoli e deviazioni varie. Il tutto in presenza di carreggiate strette e prive di corsia d'emergenza, con una condizione inaccettabile dell'asfalto, determinata dall'utilizzo di materiali spesso inadeguati e dall’eccessivo flusso di traffico pesante, ben oltre la capacità sopportabile dall’infrastruttura".

L'ANAS E I LAVORI CHE NON FINISCONO MAI

Uno degli aspetti più inquietanti del situazione, che riporta inesorabilmente i pensieri a quanto avvenuto al ponte Morandi, è la continua apertura dei cantieri. Lavori che hanno un'inizio dei quai la fine è difficile da intravedere.

Nel 2017 e nel 2018 - si legge nella missiva diretta a Conte, Toninelli, Di Maio e Salvini - l'Anas ha diffuso comunicati stampa riguardanti ennesimi appalti, che dovevano interessare sia l'Umbria sia la Toscana sia l’Emilia Romagna, con interventi per la messa in sicurezza della strada. Ad oggi, agosto 2018, non sono stati terminati neanche i lavori programmati che riguardavano il punto in cui nell’ottobre 2013 si è creata una voragine: nel sito web dell'Anas si prevedeva la fine dei lavori per l’aprile 2014. Nel frattempo vi è stato un cedimento dei piloni del cavalcavia sopra la carreggiata allo svincolo di Canili, ora chiuso. Inoltre, sono state numerose le segnalazioni effettuate da privati cittadini tramite Facebook, tutte corredate da documentazione fotografica, che evidenziano il pessimo stato in cui versano i piloni dei viadotti presenti lungo tutto il tratto (alcuni dei quali alti più di 80 m). Non è pensabile che si possa continuare a percorrerla in tali condizioni, visto che, nonostante i milioni spesi in questi anni, è più simile ad una mulattiera che ad una strada. Ogni giorno vi è un forte rischio di incidenti, che mette a repentaglio vite umane, senza contare gli innumerevoli danni arrecati ai mezzi che la percorrono, per i quali la Polizia Stradale riceve continue denunce.

L'APPELLO URGENTE

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Da queste premesse, dalla paura in costante crescita dei cittadini (testimoniata anche dalle 200 richieste di adesione al gruppo Facebook arrivate nelle ultime 36 ore) parte l'accorato appello affinché si prendano provvedimenti urgenti.

Le sottoscritte pertanto chiedono alle S.V. Ill.me di disporre con urgenza accertamenti su quanto da esse dichiarato, non tralasciando di effettuare perizie sul luogo, dalle quali non potrà che scaturire la necessità di solleciti interventi per la messa in sicurezza di quella che non è più possibile chiamare strada e in particolare dei viadotti.

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