Battaglia legale contro i belati di un gregge. Dopo 10 anni Cassazione nega danno esistenziale a coppia aretina

Rumori molesti. Questa volta non sono dovuti a schiamazzi di giovani, musica troppo alta o all'abbaiare di cani. Questa volta protagonista di una vicenda finita in Cassazione è un gregge di pecore. Quella intrapresa da una coppia di Sansepolcro è...

pecore

Rumori molesti. Questa volta non sono dovuti a schiamazzi di giovani, musica troppo alta o all'abbaiare di cani. Questa volta protagonista di una vicenda finita in Cassazione è un gregge di pecore. Quella intrapresa da una coppia di Sansepolcro è una battaglia che va avanti da circa 10 anni a suon di udienze e carte bollate.

Alla sbarra sono finiti i belati delle pecore che mattina e sera sono diventati la colonna sonora della vita della coppia, disturbando le loro attività. La coppia, esasperata, si è rivolta inizialmente al giudice di pace (era il 2006) arrivando recentemente fino alla Cassazione, per chiedere il risarcimento del "danno esistenziale da inquinamento acustico e limitazione di movimento". Il giudice di pace di Sansepolcro aveva riconosciuto l'effettivo danno causato dai belati, rifondendola con dieci mila euro. Tre anni dopo, però, la situazione si è ribaltata: il Tribunale di Arezzo ha negato il danno esistenziale, sostenendo che non era stata fornita alcuna prova del danno.La coppia allora ha deciso di rivolgersi alla Cassazione, ma la Suprema Corte, dopo altri cinque anni, ha dato il responso definitivo: malgrado l'effettivo disturbo, non si può "togliere il volume" ad un gregge. "Il tribunale - hanno infatti spiegato i supremi giudici con dovizia di particolari ad AdnKronos - ha osservato che i testi sentiti avevano confermato la sussistenza ed intollerabilità delle immissioni sonore provenienti dal gregge al pascolo in prossimità dell'abitazione degli attori, senza che da ciò si deducessero elementi utili alla dimostrazione di un danno risarcibile". Secondo la Suprema Corte, la coppia non ha "offerto alcuna prova idonea a documentare la verificazione di un pregiudizio, derivante dalle lamentate immissioni, alla loro vita quotidiana, con conseguente impedimento o difficoltà nello svolgimento di attività che ne costituivano parte integrante".
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