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Depistaggi sul caso Cucchi, a processo anche il carabiniere originario di Arezzo

L'udienza è fissata per il prossimo 12 novembre

Anche Luca De Cianni, il carabiniere nato ad Arezzo, è stato rinviato a giudizio insieme ad altri 7 militari dell'Arma per presunti depistaggi sulle cause della morte di Stefano Cucchi. Questa mattina il gip Antonella Minunni ha disposto il giudizio per le accuse, a seconda delle singole posizioni, di calunnia, omessa denuncia e falso. Tra gli altri imputati ci sono anche l’ex comandante del Gruppo Roma, il generale Alessandra Casarsa, e Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma. La prima udienza è fissata per il 12 novembre.

"Io non ho mai saputo nulla del fatto che ci fossero più di una relazione, mai sentito parlare di modifiche fatte alle relazioni di servizio”, ha detto Casarsa, facendo dichiarazioni spontanee davanti al gup. Casarsa, all'epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, chiama in causa il Comando provinciale, guidato all'epoca da Vittorio Tomasone.

Depistaggi, anche un carabiniere aretino a rischio processo

Cucchi, il superteste chiede scusa alla famiglia: "Stefano preso a calci in faccia" 

"Oggi è un momento veramente storico. Dieci anni fa mentre ci battevamo in processi sbagliati non immaginavamo quello che stava avvenendo alle nostre spalle e sulla nostra pelle. Ed è merito del carabiniere Riccardo Casamassima se tutto è cominciato e oggi per quei fatti qualcuno sarà chiamato a riferirne in aula di tribunale”, ha detto Ilaria Cucchi al termine. "Oggi Casarsa ha detto che a riferirgli le cause della morte di Stefano fu il generale Tomasone", ha aggiunto la sorella del geometra morto il 22 ottobre 2009.Depistaggi sul caso Cucchi, carabiniere aretino rischia il processo: accusato di falso e calunnia

Quella di De Cianni è una storia definita anomala: "Tutto è nato da un colloquio privato - ha spiegato in una recente intervista ad Arezzo Notizie l'avvocato Francesco Missori - con un collega. Un colloquio ovviamente relativo alla vicenda di Cucchi. Il mio assistito decise di raccontare ai superiori quanto era venuto a sapere e a loro volta, i superiori gli chiesero di scrivere un'annotazione". E il carabiniere, stando alla tesi della difesa, scrisse un documento - in gergo una nota di polizia giudiziaria - che oggi è agli atti del processo. Una tra le oltre 40mila pagine della vicenda. 

Arma, Difesa e Viminale parte civile nel processo

Uno stralcio di quella nota è stato pubblicato dalla testata Open, che riporta:

"mentre eravamo in fila in attesa nell’infermeria della caserma, anche se non lo conoscevo, mi disse che avrebbe fatto riaprire il caso Cucchi e avrebbe fatto un casino nei confronti dell’Arma. Nel prosieguo del racconto, mentre eravamo ancora fuori in cortile, mi disse anche che era vero che i colleghi avevano preso a schiaffi Cucchi ma che non avevano fatto un “pestaggio” come invece raccontato dai mass media; poi mi raccontò anche che Cucchi quando era stato arrestato si era procurato delle lesioni sbattendo la testa a terra per dare la colpa ai colleghi dell’Arma".

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