Delitto della discoteca, verso il processo bis. I legali: "Una manciata di secondi scagionano Izvoranu"

La richiesta di appello è stata depositata. Vasile Izvoranu, il giovane rumeno condannato a 26 anni con l'accusa di omicidio volontario per la morte di Mocka Piro, tornerà di fronte al giudice. Nelle scorse settimane, dopo che la motivazione della...

TRIBUNALE-2

La richiesta di appello è stata depositata. Vasile Izvoranu, il giovane rumeno condannato a 26 anni con l'accusa di omicidio volontario per la morte di Mocka Piro, tornerà di fronte al giudice. Nelle scorse settimane, dopo che la motivazione della pesantissima sentenza è stata depositata, i legali del giovane - Gianni Bertuccini e Michele Passione - hanno presentato ricorso in Corte d'Assise d'Appello.

"Dalle motivazioni - ha commentato l'avvocato Bertuccini - è emerso che è stato dato un importante peso alle testimonianze di chi dice che quella sera era sul piazzale della tragedia. Ma noi abbiamo perizie che raccontano una storia diversa e che lasciano molti dubbi sulla ricostruzione della vicenda".

LA VICENDA

Il delitto avvenne nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2014, all’esterno di un locale in seguito ad una rissa che vide contrapposti la vittima e due amici da un lato e Vasile Izvoranu e la sorella Livia dall'altro. All’origine della tragedia ci sarebbe stato un equivoco: una spallata alla ragazza all’interno del locale. Uno scontro fortuito che fu invece interpretato come un segno di “mancato rispetto”. L’alcol avrebbe poi fatto il resto: togliendo lucidità e impedendo di vedere con obiettività una situazione che altrimenti sarebbe passata inosservatta. Izvoranu con la sorella Livia furono trovati l’indomani dai carabinieri: lei a casa di amici, lui si arrese dopo una breve trattativa.

Le loro strade si divisero sul fronte processuale: la ragazza preferì il rito abbreviato ed in primo grado è stata condannata a 6 anni. Vasile invece decise di affrontare la Corte d’Assise.

LE PERIZIE

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A destare scalpore durante il processo in corte d'assise furono due perizie presentate dalla difesa. Una sulla maglia che quella sera Izvoranu indossava: nonostante la copiosa perdita di sangue della vittima, sull'indumento non era presente nessuna traccia del suo dna. L'altra è relativa ai filmati delle telecamere di sorveglianza: al momento del delitto, il rumeno sarebbe stato immortalato all'interno di un locale a due passi dal piazzale. Una manciata di minuti che avrebbero fatto la differenza. Perché secondo secondo i periti – compreso il medico legale chiamato in causa dal pm – Mocka Piro morì in un lasso di tempo brevissimo, e la posizione di Izvoranu sarebbe stata incompatibile con l’ora della morte. “Piro Mocka arrivò al pronto soccorso alle 3 e alle 3,06 morì - hanno sostenuto i legali durante la loro arringa finale -. Secondo i periti la ferita era talmente profonda che in seguito all’aggressione il giovane sarebbe sopravvissuto al massimo 15 minuti. Perciò il colpo fatale si potrebbe collocare intorno alle 2,50″. Ma già alle 2,44 il rumeno si era allontanato: a quell'ora infatti compare proprio nei video girati dalle telecamere del locale vicino. Perizie che non sono riuscite a instillare nella corte il ragionevole dubbio al quale aveva fatto riferimento la difesa. PROCESSO BIS Izvoranu adesso sta scontando i domiciliari a Senigallia, con il braccialetto elettronico. Aspetta di affrontare il processo bis.

I tempi non saranno brevi: la legge prevede un anno e mezzo di tempo per incardinare e far partire il procedimento. Secondo i legali ci sono buone probabilità che la macchina della giustizia riparta all'inizio dell'estate.

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