Delitto del fiume, tra testimonianze ed esami scientifici: "Caccia all'uomo in Valtiberina"

E' un lavoro delicato. Un incrocio di dati scientifici ed elementi raccolti sul campo, di testimonianze e attività di indagine. Un grande puzzle che, una volta ricomposto con precisione, potrebbe portare gli inquirenti dritti all'assassino di...

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E' un lavoro delicato. Un incrocio di dati scientifici ed elementi raccolti sul campo, di testimonianze e attività di indagine. Un grande puzzle che, una volta ricomposto con precisione, potrebbe portare gli inquirenti dritti all'assassino di Katia Dell'Omarino, la 41enne biturgense trovata senza vita, massacrata di colpi e con la testa fracassata, lungo il torrente Afra. La famiglia della donna, ancora fortemente scossa dalla terribile sorte di Katia, nutre speranze. E' quanto emerge dalle parole dell'avvocato al quale si è affidata, Anna Boncompagni. "I risultati dell'autopsia - spiega - potrebbero essere decisivi e potrebbero dare una svolta all'intera vicenda". Di fatto, l'equipe medica dell'Università di Pisa incaricata dell'esame autoptico avrebbe prelevato abbondante materiale sul quale lavorare. La colluttazione che ha preceduto la morte (Katia è stata barbaramente picchiata prima dei colpi fatali alla testa), potrebbe aver lasciato tracce dell'assassino. E se dal materiale biologico raccolto emergesse il dna, il campo si restringerebbe notevolmente. Ma per avere questi risultati ci vorranno ancora un po' di giorni: probabilmente ad agosto.

"Le indagini - commenta il legale - sono condotte con scrupolo e precisione e ci auguriamo che portino presto a dei risultati. ".

Intanto i Carabinieri della Tenenza di Sansepolcro non si fermano. Dopo le indagini con il metal detector nella zona dove è stato ritrovato il corpo di Katia, e sul letto del torrente Afra, e dopo aver ascoltato numerosissimi testimoni proseguono il proprio lavoro battendo tutte le piste. La fase - dicono - è ancora quella di raccolta di elementi che andranno poi analizzati.

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"Anche se ormai - spiega l'avvocato - sembra chiaro che è necessario approfondire quelle che erano le conoscenze di Katia, le sue amicizie. Non frequentava un gruppo fisso, frequentava piuttosto i locali e conosceva gli avventori più costanti. Non era sui social, niente Facebook o wathsapp. Non aveva nemmeno la rubrica telefonica, ma appuntava tutto nelle sue agende: nomi e numeri. E forse un nome potrebbe uscire da lì. Le sue conoscenze poi erano legate al territorio: Sansepolcro, Anghiari, San Giustino, l'assassino va cercato qui".

Intanto i tabulati telefonici sono stati forniti dall'operatore del quale Katia era utente. Presto saranno analizzati, ma pare non risultino ondate di telefonate in entrata o in uscita ad un particolare numero. "I tabulati saranno analizzati approfonditamente - spiega il legale - anche perché il cellulare di Katia non solo non è stato ritrovato ma da quando è stato spento, probabilmente dopo l'omicidio, non è più stato riacceso. Quindi nessuna indicazione di celle alle quali potrebbe essersi agganciato nelle ore successive", ergo, nessuna traccia di eventuali spostamenti dell'assassino.

Quello che invece di Katia è stato trovato sono le chiavi dell'auto, a poca distanza dal cadavere, e la borsa lasciata nella vettura. Quasi a voler indicare che sarebbe risalita presto, che non aveva intenzione di trattenersi troppo in quella stradina lungo l'Afra. Il magistrato, pm Julia Maggiore, non ha ancora disposto il nulla osta per restituire la salma ai familiari: "Uno scrupolo in più - spiega il legale - perché in caso ci fossero bisogno di ulteriori accertamenti non sarà necessaria la riesumazione". Non si sa quindi quando potranno essere celebrati i funerali della 41enne. Ma quello che appare chiaro è che gli inquirenti sono determinati a dare presto un nome e un volto al suo assassino.

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