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Il giudice per le udienze preliminari Piergiorgio Ponticelli

Il giudice per le udienze preliminari Piergiorgio Ponticelli

Debito da oltre un milione con l'Erario e falsa vendita per nascondere un immobile: tre imprenditori nei guai

L'operazione non è sfuggita ai militari el comando provinciale della Guardia di Finanza di Siena che pochi giorni fa hanno proceduto all'esecuzione - nei confronti di una società attiva nel campo dell'assistenza socio-sanitaria e a tre imprenditori ad essa collegati - di un decreto di sequestro preventivo per equivalente per un valore di quasi 330 mila euro

Avevano un debito verso l'Erario di oltre un milione di euro e rischiavano il pignoramento del solo bene patrimoniale di cui la società della quale erano soci era in possesso, ovvero un immobile del valore di circa 330mila euro. Così la rappresentante legale della società, una donna residente nell'aretino, insieme ad un imprenditore senese, aveva tentato di rendere indisponibile per il fisco italiano l'immobile trasferendolo cercando di venderlo ad una società di diritto londinese.

Ma l'operazione non è sfuggita ai militari el comando provinciale della Guardia di Finanza di Siena che pochi giorni fa hanno proceduto all'esecuzione - nei confronti di una società attiva nel campo dell'assistenza socio-sanitaria e a tre imprenditori ad essa collegati - di un decreto di sequestro preventivo per equivalente per un valore di quasi 330mila euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo, Pierluigi Ponticelli

A destare sospetti nei militari, che hanno analizzato minuziosamente i conti correnti bancari, è stato il fatto che la compravendita non era  stata regolarizzata con pagamenti in denaro, ma compensata attraverso prestazioni di consulenze da parte della società londinese acquirente. Non solo, i finanzieri hanno riscontrato che la data di costituzione della società di diritto inglese - presumibilmente creata ad hoc dagli stessi tre soci proprietari dell'immobile - risaliva a soltanto due mesi prima dell'operazione. Inoltre, per nascondere l'obiettivo della transazione, le quote della società aretina erano state rivendute ad un prezzo stracciato ad un terzo imprenditore, un prestanome che adesso però dovrà rispondere degli stessi reati.   

Ai tre responsabili è stata infatti contestata la "violazione di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per soggetti destinatari di cartelle esattoriali, con conseguente denuncia all'autorità giudiziaria competente e richiesta di sequestro preventivo".

La Procura della Repubblica di Arezzo ha disposto il sequestro preventivo  sulle disponibilità finanziarie, quote societarie e cespiti immobiliari posseduti dai tre ideatori dell'operazione fraudolenta, così come disposto dalla magistratura inquirente.

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